di Luca Marrone

Modena. Ancora sul caso Alice Neri, la giovane rivenuta senza vita a Fossa di Concordia il 18 novembre 2022. Si trovava, com’è noto, nel bagagliaio della sia auto, data alle fiamme. Principale sospettato del delitto, attualmente in carcere, il 29enne tunisino Mohamed Gaaloul.

Una vicenda in cui sembrano ancora sussistere zone d’ombra, che ci si augura possano diradarsi grazie agli accertamenti forensi sulle tracce materiali recuperate sulla scena de crimine e alle altre risultanze investigative acquisite.

È dei giorni scorsi, comunque, il provvedimento con il quale il Gip Andrea Scarpa, rigettando la richiesta di incidente probatorio avanzata dalla difesa di Gaaloul, ha stabilito – lo riporta il Resto del Carlino – che non saranno analizzati ulteriori reperti, così come non sarà accertata l’esatta dinamica dell’incendio dell’auto della vittima. Ciò, a fronte di quanto acquisito secondo cui, nella circostanza, sarebbe stata impiegata della benzina.

Il Gip ha respinto inoltre la richiesta di esame del circuito elettronico rinvenuto, nel corso di un recente sopralluogo, nell’auto della vittima. “È da ritenere pressoché impossibile estrapolare alcunché se si considera, ad esempio, che già nulla è stato possibile acquisire su tutti i frammenti ritenuti residui di ‘circuiti elettronici’ rinvenuti all’interno della macchina bruciata ed esaminati dal perito e dai consulenti delle parti nel corso dell’incidente probatorio già concluso”, argomenta il magistrato.

“Una parte significativa degli accertamenti richiesti non ha condotto ad alcun risultato utile ma ha soltanto ‘appesantito’ l’esame di quelli invece emersi come utili ai fini delle indagini”, aggiunge.

Respinta, infine, la richiesta di incidente probatorio sui “frammenti di vetro liquefatto con macchie di colore rosso”. Dal repertamento, considera il Gip, non emergerebbe “con alcuna sicurezza neppure che si tratti di residui biologici.”

Secondo l’avvocato Cosimo Zaccaria, difensore della madre e del fratello di Alice, la decisione costituirebbe “un importante punto segnato: le motivazioni del Gip rendono ancora più solido il quadro indiziario accusatorio nei confronti di Gaaloul: viene rimarcato come sia stata utilizzata benzina e che come accelerante sia stato utilizzato olio esausto.”

Per l’avvocato Roberto Ghini, difensore del tunisino, invece, “quella del giudice è una decisione prevedibile. Purtroppo, come risulta oramai evidente, siamo di fronte ad indagini a senso unico da parte della Procura.”

“Non critico l’ordinanza del Gip ma continuo a lamentare un’incompiutezza delle indagini da parte del Pm”: questo il commento dell’avvocato Antonio Ingroia, difensore di Nicholas Negrini, marito di Alice Neri. “Colgo l’occasione per fare un appello prima che la Procura chiuda le indagini: che vengano svolti tutti gli accertamenti richiesti affinché si possa affrontare un dibattimento serenamente, avendo verificato tutto ciò che si poteva verificare, mettendo in condizione il giudice di avere un quadro completo, sgombrando il campo da qualsiasi ipotesi alternativa”, continua Ingroia.

“Non dico che la Procura ha sbagliato ma che le indagini sono incomplete, la perizia sulla dinamica dell’incendio era importante ad esempio. Se la Procura decidesse di chiudere le indagini ci porterà a presentare le stesse richieste al giudice del dibattimento.”

“In ultimo”, conclude Ingroia, “in punta di piedi voglio rammentare che il mio assistito, Negrini, subisce ancora oggi l’iscrizione nel registro degli indagati. Sollecito affinché sia assunta una decisione.”

“Non abbiamo appesantito o ritardato le indagini che ricordo sono iniziate solo ad aprile”, considera la criminalista Katia Sartori, consulente di Negrini. “Questi accertamenti sono i primi che avrebbero dovuto essere svolti, a partire dalla dinamica incendiaria ad oggi sconosciuta. Ma ci aspettavamo che quantomeno un accertamento sul circuito stampato trovato in auto fosse fatto in quanto due mesi fa proprio la Procura, per sua iniziativa ha fatto scandagliare dal gruppo subacqueo entrambi i laghetti di Fossa di Concordia per cercare il dispositivo telefonico della signora Neri.”

“Quei famosi circuiti recuperati inizialmente, che sembravano appartenere al telefono della vittima, non erano risultati tali”, aggiunge. “Quindi, nel momento in cui ritrovi un circuito stampato definirlo ‘pezzo di ferro’ lo reputo assolutamente approssimativo. Il cellulare di Alice si è mai spostato dall’auto? Oppure qualcuno lo ha preso? È importante saperlo.”

Dicevamo all’inizio: nella vicenda permangono zone d’ombra. E, per quanto riguarda i reperti acquisiti, la Gazzetta di Modena ha riportato, nei giorni scorsi, un dato che potrebbe rivelarsi degno di interesse: in sede di sopralluogo non sarebbe stata ancora rivenuta la collanina d’oro e diamanti che Nicholas Negrini aveva regalato ad Alice e che la donna indossava sempre. Un altro tassello mancante che, ai fini della completezza dell’indagine, dovrebbe probabilmente costituire oggetto di approfondimento.