C’è un momento, leggendo “Vitigni e Vini d’Italia” di Franco Savasta, in cui si smette di chiedersi se sia un manuale o un libro di cultura e si accetta che sia entrambe le cose, con tutto il compromesso che questo comporta. L’autore porta con sé decenni di lavoro sul campo: ha venduto vino in un’epoca in cui certe denominazioni non esistevano ancora, ha visto nascere e morire tendenze, ha attraversato lo scandalo del metanolo del 1986 e la lenta rivoluzione qualitativa che ne è seguita. Tutto questo si sente nelle pagine, non come autobiografia ma come prospettiva. Il libro copre tutte le regioni italiane con una cura che non è mai di facciata: anche le zone meno famose, come il Molise con il suo Tintilia o la Basilicata con l’Aglianico del Vulture, trovano spazio autentico. Forse il volume avrebbe guadagnato qualcosa da un taglio editoriale più coraggioso in certi capitoli, dove la densità informativa rischia di appesantire il ritmo. Ma è un limite che si capisce: rinunciare a un vitigno, a una DOC, a una storia, quando li conosci tutti, non deve essere semplice. I tre capitoli finali sui distillati, grappa, whisky e rum, sono una sorpresa gradevole: non c’entrano con l’Italia dei vitigni, eppure c’entrano eccome con il percorso professionale di Savasta e con il quadro più ampio che il libro cerca di disegnare. Un volume da leggere a pezzi, da tenere vicino, da consultare. Che è il modo migliore per usare un libro fatto bene.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.