di Luca Marrone

Modena. In questi giorni saranno effettuate analisi forensi sui resti mortali di Alice Neri, la giovane uccisa la notte tra il 17 e il 18 novembre 2022 e rinvenuta carbonizzata nel bagagliaio della sua auto nella campagna di Concordia. Lo rende noto il Resto del Carlino.

Ci si concentrerà, in particolare, sulle ossa rinvenute nel baule dell’auto data alle fiamme. Analisi delicate, lunghe e complesse, spiega il criminologo Cristiano Barbieri, consulente della difesa del principale sospettato del delitto, il tunisino Mohamed Gaaloul.

Alice Neri, si ipotizza, potrebbe essere stata attinta da più fendenti. “Le indagini sono basate sull’utilizzo del microscopio a scansione nucleare e sull’utilizzo della microtac”, spiega Barbieri. “Sono state fissate alcune date dove si svolgeranno gli esami ma non sappiamo cosa emergerà: su questi frammenti sono in corso rilievi e prima di trarre conclusioni le analisi tecniche vanno ultimate, soprattutto per poter affermare che la morte della vittima è conseguente ad un’azione lesiva.”

L’avvocato Roberto Ghini, difensore di Gaaloul, commenta quindi in questo modo la possibilità, prospettata dagli organi di stampa nei giorni scorsi, che le indagini sarebbero in procinto di concludersi: “Mi chiedo come potrebbe farlo il Pm prima di avere una risposta da parte del medico legale incaricato sulla possibile origine del decesso di Alice Neri. Per quanto riguarda il cellulare del mio assistito, nessuno ha mai contestato che il telefonino (vecchio e rovinato) trovato fosse il medesimo utilizzato in Italia. E io sono certo di questo.”

Fa riferimento, l’avvocato Ghini, alla notizia diffusa nei giorni scorsi, secondo cui il cellulare sequestrato al tunisino non sarebbe quello in possesso dell’uomo nei giorni del delitto, ma un altro, utilizzato in seguito. “Ma se emergesse un cambio di telefonino c’è davvero da chiedersi come siano state svolte le indagini, con quali competenze e con quanta attenzione”, prosegue Ghini. “Un telefonino è dotato di un codice univoco che si chiama Imei: il telefonino sequestrato al mio assistito ha un certo numero Imei, noto a tutti già da gennaio; il telefonino utilizzato da Gaaloul al momento dei fatti ha un certo numero Imei che si trova nei tabulati che la procura ha in mano da tempo e che non mi ha mai consegnato nonostante ripetute richieste. Se si scoprisse che sono serviti nove mesi per confrontare due numeri Imei (uno dei quali noto solo alla procura!) c’è da chiedersi quanti altri macroscopici errori siano stati fatti.”

“Il quadro indiziario a carico del signor Gaaloul è sempre più chiaro”, ritiene invece il legale della famiglia di Alice, Cosimo Zaccaria, “così come chiara è l’efferatezza, l’inaudita violenza a danno di Alice. Resta solo da capire dove il signor Galoul – in silenzio dal giorno del suo arresto – abbia occultato il telefono. È facile intuire perché non abbia lasciato tracce della sua sim. Assisto una vittima che non può più parlare e difendersi. Una vittima che vuole rispetto e giustizia.”