Partecipare al Salone Internazionale del Libro con “Bagliori inversi” ha rappresentato per Antonello Lombari qualcosa che va oltre la semplice presentazione editoriale. È il punto d’incontro tra il percorso umano e quello letterario di un autore che ha trasformato ricordi, luoghi e sentimenti in poesia viva. Un’esperienza intensa, vissuta con gratitudine ma anche con quella sensibilità profonda che attraversa tutta la sua scrittura.

Antonello, arrivare al Salone Internazionale del Libro con “Bagliori inversi” cosa ha significato per te, prima ancora che come autore, proprio come uomo che porta dentro una vita di ricordi, esperienze e fragilità?
E’ stato un bell’esordio per l’uscita del mio libro. Un biglietto da visita ideale che ha prodotto un risultato sorprendente a livello d’immagine. Un libro di poesie è un’opera nella quale l’autore mette a nudo la parte di sé più fragile, più intima. Vedere questo volume in vetrina nella fiera più importante d’Italia, peraltro un salone internazionale, superato un comprensibile imbarazzo, mi ha reso fiero del lavoro svolto, regalandomi un’emozione unica.
Dentro il Salone si incontrano migliaia di persone, editori, autori e lettori. Hai vissuto questo evento più con entusiasmo, con emozione o anche con una certa vulnerabilità interiore nel mostrare una parte così personale di te attraverso le poesie?
Gli incontri di gente e di persone legate dall’esperienza letteraria, in occasione di un evento così importante, qual è il Salone internazionale del libro di Torino, danno una carica in più. Purtroppo, quest’anno, per problemi personali, ho dovuto vivere la kermesse torinese da remoto. Ho seguito i video, le dirette, i riscontri dallo stand Kimerik, la mia casa editrice, sempre molto attiva e presente.
Ho ricevuto messaggi e telefonate di gente che ha partecipato alla fiera e ha individuato il mio libro. Hanno seguito l’evento gli amici di Radio Studio Torino, emittente che rientra nella rete di Radiostudioweb Notizie, testata della quale sono direttore responsabile. Per rispondere alla domanda: ho vissuto il “Salone del libro” di Torino con un po’ di tutti gli ingredienti enunciati. L’entusiasmo, l’emozione e un pizzico di vulnerabilità, attenuata dall’esperienza accumulata in questi anni di pubblicazioni. Sono al mio quarto libro.
In “Bagliori inversi” il tema della memoria ritorna continuamente, soprattutto nei riferimenti a tua madre, ai luoghi del cuore e al tempo che passa. Camminando tra gli stand del Salone, ti è mai capitato di fermarti un attimo e pensare al ragazzo che eri quando hai iniziato a scrivere?
Scorrendo le foto del Salone e osservando i video degli stand ho immaginato di percorrere quei dedali attraversati da contenitori di cultura. Tanta carta stampata, tanti volumi, ognuno con una storia narrata, un vissuto e un messaggio da trasmettere. Ho pensato al ragazzo che sognava di diventare scrittore e che amava scrivere di tutto, dalla poesia intimista, all’articolo di giornale. Oggi, la partecipazione di una mia opera ad una fiera del libro è un traguardo, il segno che quel ragazzo sognatore ha vinto la sua sfida con sé stesso e con il mondo.
Il Salone del Libro spesso rappresenta anche un confronto con il presente della letteratura italiana. Da giornalista e autore, hai avuto la sensazione che oggi ci sia ancora spazio per una poesia intima, sentimentale e profondamente umana come la tua, oppure senti che il mercato chieda qualcosa di diverso?
Il posizionamento nel panorama della letteratura italiana è sempre presente.
Così come è accaduto con “Quei lacci sul cuore”, romanzo il cui contenuto si prestava ad una rappresentazione cinematografica e che mi ha indirizzato, per il futuro, verso una maggiore introspezione dei personaggi e ad una cura dei dialoghi, anche nel caso di “Bagliori inversi” la dimensione poetica mi ha aperto ad una ricerca di traiettorie interiori e umane più profonde. E questo a prescindere dalle leggi di mercato. La poesia sopravvive ancora al business.
https://www.kimerik.it/libro/5654/bagliori-inversi-antonello-lombari


