Una mostra che merita d’esser vista, almeno per capire e rendersi conto di cosa accade quando la street art entra in un museo. Banksy, uno dei più importanti e storici esponenti dell’arte sovversiva da strada, ha sempre rifiutato l’idea di entrare in musei e spazi istituzionali. Forse per questo la mostra dal titolo “Guerra, capitalismo e libertà” –libertà scritto con l’apostrofo– presso il Palazzo Cipolla di Roma (fino al 3 settembre 2016),  è presentata come un evento non riconosciuto dall’artista. Visitando l’esposizione, infatti, si ripercorre la ricerca visiva dell’artista attraverso numerose riproduzioni delle sue opere su supporti diversi, autenticate e facenti parte tutte di collezioni private.

_War Capitalisom and Liberty, Fond. terzo pilastro Italia e Mediterraneo_0348

Gli allestimenti e la comunicazione sono curati con attenzione e presentano un percorso di qualità articolato in sei ambienti tematici: gran salone del capitalismo, sala della guerra, sala delle collaborazioni, sala dei topi, quella delle scimmie e in ultimo la sala della libertà. Ma opere come Nola e Keep it Real hanno davvero senso appese ad una parete bianca? E lavori come Heavy Weaponry e Girl with Ballon ripetuti su supporti diversi in salsa pop art?

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Per coloro che non conoscono l’artista sarà un viaggio tra alcune delle sue opere più famose che ne permetteranno di delineare un profilo abbastanza completo. Gli appassionati e i seguaci della street-artist rimarranno invece delusi dall’idea di sfruttamento dell’immagine, dal costo del biglietto, dai commenti dei visitatori occasionali, dalla forte contraddizione che emerge da un evento di questo tipo. Qui si scontrano due pubblici, due ideali, due scuole di pensiero sul come fruire la street art. Chi ritiene che l’arte nata sulla strada debba rimanere nel suo contesto originario – perchè è quello che ne conferisce il senso – e chi, più in generale, individua nell’arte il senso alto di qualcosa che va aldilà delle intenzioni dell’artista stesso, giustificandone la strumentalizzazione per il piacere di un pubblico più vasto, forse meno informato, sicuramente più popolare, distratto per strada ma molto più attento quand’è … pagante.

Tiziano Manna

Credo nel cambiamento, nella qualità della vita e dei rapporti umani, nell'elevazione dello spirito. Penso esista sempre un'alternativa etica alle possibilità che si presentano ogni giorno. Per questo scrivo.

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Di Tiziano Manna

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