Manor Aenigma costruisce un’esperienza narrativa che si muove tra suggestione e disorientamento, portando il lettore in un territorio dove il confine tra realtà e percezione è costantemente messo in discussione. L’impianto ricorda alcune atmosfere di Lovecraft per la tensione latente, ma si distingue per un approccio più strutturato, quasi ingegneristico. La scrittura alterna momenti molto descrittivi ad altri più essenziali, creando un ritmo irregolare ma interessante. Alcune immagini rimangono particolarmente incisive, come quella del corridoio tappezzato di giornali o della macchina che scrive da sola, elementi che rafforzano l’idea di una realtà manipolata. “Chi scrive davvero la storia di Richard Conrad?” è una domanda che attraversa l’intero libro e che sintetizza il senso di spaesamento che accompagna la lettura.
Il lavoro sugli oggetti è uno degli aspetti più riusciti: ogni elemento, anche il più semplice, sembra avere un peso simbolico e narrativo preciso. Questo contribuisce a creare una sensazione di costante attenzione, come se ogni dettaglio potesse trasformarsi in qualcosa di significativo. Si percepisce chiaramente la matrice videoludica del progetto, ma senza che questa diventi invasiva. Al contrario, viene integrata con intelligenza all’interno della struttura narrativa.
Nel complesso, si tratta di un esordio che punta sull’originalità e sulla costruzione di un sistema più che sulla linearità del racconto, e proprio per questo riesce a distinguersi nel panorama contemporaneo.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.