di Luca Marrone

Milano. Davide Fontana si è sentito usato da Carol Maltesi e, per questo, l’ha uccisa. Questa, in breve, la ragione che, l’11 gennaio 2022, avrebbe indotto ad agire il bancario 43enne. La condanna a trent’anni di carcere è giunta il 12 giugno, ora la Corte d’Assise di Busto Arsizio ha reso note le motivazioni della decisione.

A quanto si legge, “L’uomo si rese conto che ormai, dopo averlo in qualche misura usato, Maltesi si stava allontanando da lui, scaricandolo.” La giovane donna, infatti, aveva maturato la decisione di lasciare la provincia di Varese per trasferirsi tra Verona e l’Europa dell’Est Europa, per stare vicina al figlioletto di 8 anni, avuto da una precedente relazione.

“L’idea di perdere i contatti stabili con colei che egli, per sua stessa ammissione e secondo l’amica testimone, amava perdutamente, da cui sostanzialmente dipendeva poiché gli aveva permesso di vincere la sostanziale solitudine in cui si consumava in precedenza e di vivere in modo finalmente diverso e gratificante, si è rivelata insopportabile”, si argomenta nelle motivazioni.

“Fontana si è reso conto che la giovane e disinibita Carol si era in qualche misura servita di lui per meglio perseguire i propri interessi personali e professionali e che lo avesse usato e ciò ha scatenato l’azione omicida. A spingere l’imputato non fu la gelosia ma la consapevolezza di aver perso la donna amata, accompagnata dal senso di crescente frustrazione per essere stato da lei usato e messo da parte.”

Il movente dell’omicidio, per la Corte d’Assise, non può essere considerato abietto o futile in senso tecnico-giuridico, né il delitto risulterebbe premeditato: potrebbe essere stato “frutto di una decisione maturata lentamente, ma fu conseguenza di condotta voluta dall’imputato sorretta da dolo diretto se non da dolo intenzionale, ma non di premeditazione.”

Sappiamo che, dopo il delitto, l’uomo ha fatto a pezzi il cadavere della vittima. In proposito, la Corte scrive: “Fontana, compiuto l’omicidio, voleva liberarsi del cadavere definitivamente, definitivamente distruggendolo. Intanto cercava di nascondere in altro modo il decesso di Carol continuando a usare il suo smartphone e i suoi profili social. Tali condotte assorbono l’abbandono dei resti nella scarpata di Borno, perché voleva liberarsene e impedirne il ritrovamento.”

I legali di Fontana valuteranno la possibilità di impugnare la sentenza in appello.

Il delitto. Carol Maltesi lavorava come commessa in un negozio di profumi e si era avvicinata al mondo del porno a pagamento, con il nome d’arte Charlotte Angie, attraverso il sito OnlyFans.

Tra il 10 e l’11 gennaio 2022, Davide Fontana, suo vicino di casa, con cui aveva avuto una relazione, l’ha uccisa colpendola in testa con un martello e tagliandole la gola mentre giravano un filmino hard nell’abitazione di lei, a Rescaldina, in provincia di Milano.

In seguito, l’uomo ha confessato agli inquirenti di avere fatto a pezzi il cadavere tentando invano di dargli fuoco in un braciere. Ha quindi congelato i resti della ragazza in un frigo acquistato su Amazon, gettandoli poi in un dirupo tra i monti bresciani, a Borno, dove sono stati rinvenuti, nel marzo 2022, in quattro sacchi di plastica.

Per più di due mesi, nell’intento di nascondere la morte di Carol, aveva risposto ai messaggi giunti sul cellulare della ragazza. Agli altri attori e agli amici che la cercavano, aveva scritto, spacciandosi per lei, di voler lasciare il mondo del porno, per cambiare vita.