di Luca Marrone
Roma. Il promotore della giustizia vaticana, Alessandro Diddi avvierà nuove indagini correlate alla scomparsa di Emanuela Orlandi avvenuta il 22 giugno 1983.
A quanto si apprende, tale iniziativa sarebbe legata alle numerose istanze in passato presentate da Pietro Orlandi, fratello di Emanuela. In primo luogo, la magistratura vaticana procederà a un esame degli atti e dei documenti relativi alle indagini originarie. Il procedimento della Procura di Roma relativo alle sparizioni della Orlandi e di Mirella Gregori (avvenuta il 7 maggio 1983), è stato archiviato nell’ottobre 2015 su richiesta dall’allora procuratore capo Giuseppe Pignatone, ora presidente del Tribunale vaticano, e dai sostituti Ilaria Calò e Simona Maisto.
“Noi ne siamo all’oscuro, lo apprendiamo dagli organi di stampa ma certo è da un anno che attendevamo di essere ascoltati”, dichiara Laura Sgrò, legale della famiglia Orlandi, commentando la notizia della riapertura delle indagini vaticane.
“Da tantissimi anni chiediamo una collaborazione per arrivare a una soluzione finale”, così Pietro Orlandi a RaiNews 24. “Che vengono aperte le indagini è una cosa molto positiva, finalmente forse ci potrà essere una collaborazione tra lo stato italiano e lo stato vaticano visto che, poco tempo fa, è stata fatta una proposta per aprire un’inchiesta parlamentare.” E aggiunge: “Mi auguro di essere convocato e di poter verbalizzare. E’ una cosa che chiedo da tantissimo tempo con l’avvocato Laura Sgrò.” Spiega, inoltre, di non aver parlato con nessuno in Vaticano e di aver appreso la notizia dalle agenzie. “Voglio andarci con i piedi di piombo. Sono disponibile e spero di essere ascoltato quanto prima perché nel tempo avrei voluto parlare con loro per i tanti elementi emersi in questi ultimi anni, trovati con l’avvocato Sgrò.” Orlandi considera che “ci sono cose importanti come i messaggi whatsapp del 2014 che mi sono arrivati tra due persone molto vicine a papa Francesco che parlano di documenti di Emanuela, di cose di Emanuela.”
Il fratello della ragazza si augura che “si possa arrivare a una soluzione. La verità c’è, sta da qualche parte sta e molte persone la conoscono”. Secondo Orlandi, grazie al documentario di Netflix Vatican girl “ora anche al di fuori dell’Italia sanno quello che è successo in questi 40 anni. Forse ci si è resi conto che è una storia che nessuno riuscirà mai a nascondere fino alla fine. Prima o poi si dovrà per forza di cose arrivare a una soluzione. Ne sono convinto”. “In Vaticano ci sono persone a conoscenza di tutto”, afferma. E conclude che “ci sono situazioni mai volutamente approfondite. Forse per la prima volta il Vaticano ha deciso di mettere un punto chiave, di arrivare a una soluzione.”