«Sono cambiato io, e non il Vuoto, e ho fatto tutto questo e sono andato e venuto e mi sono lamentato e ferito e ho gioito e urlato».

Jack Kerouac, “Angeli della desolazione”

 

Belle intenzioni ne avevi tante.. Il tuo era un flusso di pensieri bellissimi. Bastava seguirlo per capire la direzione dei tuoi gesti inesperti e sapere con certezza dove ti saresti diretto, per capire esattamente dove mi avresti trascinato… L’ultima notte t’avrei salutato così, senza capirci niente e sorridendo insieme, un ultimo tumulto improvviso tra le tue braccia forti, ancorata a qualcosa di talmente inutile da sembrare invisibile. Avrei usato tante belle parole, avrei giurato a me stessa e al mondo di non capitolare indietro mai più, di non darla vinta a quell’ultimo pezzo di donna ancora infetto e rassicurante. Avrei potuto far finta di esserne felice.

E oggi? Siamo sempre io e te, con una faccia diversa al giorno, con la paura di essere abbandonati e col bisogno disperato di urlare che è tutto vero, che lo sappiamo entrambi e che non se ne può più. Cosa ti dirò? Che avevi ragione su tutto? Metterò insieme tutto questo gran parlare per farne cosa poi?

Scrivo di te senza tumulti e mi trema la voce se ci penso. Non parlo eppure è così chiaro. Abbiamo tutto nell’altro e non sappiamo di avere invece lasciato qualcosa a marcire sul fondo del bicchiere, è come dire prendi un po’ di brandy se vuoi ma lasciamene un goccio, uno soltanto, lo sai che non lo sopporto, che mi si strizza lo stomaco come se fossi un cencio vecchio ma lasciamene un goccio, oggi lo bevo con te. E ti dimostro che sono più forte di tutto. Che se faccio un passo avanti è per salvarmi la vita.

Poi solo se ci penso ho i brividi da pazzi. No, non esiste che ti dica addio, non esiste che ti lasci qui, senza di me, come staresti tu… senza di me? Come si fa a stare senza di me? Tu lo sai? Me lo sapresti spiegare? Saresti il solito ragazzo allegro e pieno di sé, bellissimo, impegnato, al passo con i tempi? E io? La solita sbruffona indecisa, insicura fino al midollo?

Cos’è che manca nella voce del tuo nome quando ti chiamo?

Non me  ne rendo conto ma è già successo. Ho già vissuto questa scena, ci ho camminato sopra tante volte e non ne sono venuta a capo mai. Ci siamo noi due, io posso toccarti, sei davanti ai miei occhi, allungo una mano verso di te, siamo vicini, sento quasi il tuo cuore battere nei miei occhi tristi, ti dico di andare via perché io non ho nulla che possa farti felice, ho solo me stessa, tutta rotta, tutta frantumata e impaurita, tu svanisci e io urlo, urlo finchè non mi scoppia il pianto in gola, urlo ma non mi senti.

Non temo di impazzire in un giorno qualunque come questo, non chiedo comprensione, sono un infinito buco senza fondo, una crepa troppo profonda, non c’è più un organo al suo posto, è tutto rimescolato come un minestrone, sento il cuore schiacciato sul fondo, un movimento sbagliato e potrebbe scoppiare tutto. Hai innescato una bomba perfetta. Un capolavoro degno di te.

Lucy Gemma

Lettrice ossessivo-compulsiva alla ricerca della felicità e degli spazi in cui stipare i miei milioni di libri. Sognatrice incallita e bisbetica musona, vivo circondata da post it, mi commuovo su un accordo di re minore e passo ore a confidarmi col mio pianoforte che grazie al cielo non può rispondere. Sogno di poter vivere scrivendo libri e regalando attimi di inesplorate emozioni al mondo. Autrice di "Per un grammo di gioia" e "Volevo fare la scrittrice ma poi sono guarita".

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Di Lucy Gemma

Lettrice ossessivo-compulsiva alla ricerca della felicità e degli spazi in cui stipare i miei milioni di libri. Sognatrice incallita e bisbetica musona, vivo circondata da post it, mi commuovo su un accordo di re minore e passo ore a confidarmi col mio pianoforte che grazie al cielo non può rispondere. Sogno di poter vivere scrivendo libri e regalando attimi di inesplorate emozioni al mondo. Autrice di "Per un grammo di gioia" e "Volevo fare la scrittrice ma poi sono guarita".