Con “Guarirò”, Mads affronta il proprio percorso di rinascita dopo lutti e relazioni spezzate, intrecciando energia punk e introspezione. Il brano diventa un manifesto di accettazione e resistenza emotiva. Nell’intervista l’artista svela immagini, paure e rivelazioni che hanno dato forma a un singolo profondamente autentico.

“Guarirò” è il risultato di un periodo di grande trasformazione. Da quale immagine, sensazione o frase è partita la scrittura del brano?

È partito tutto da una sensazione molto precisa: quella di essere arrivato al limite. Mi sentivo svuotato, come se stessi portando avanti qualcosa che non aveva più vita, e quella frase — “Guarirò le mie stupide ferite” — è stata la prima cosa che mi è venuta in mente. Non era ancora una canzone, era più un pensiero detto a me stesso. Da lì ho capito che volevo raccontare quel momento in cui decidi che non puoi più continuare a farti del male.

Nel testo emergono amore, perdita, accettazione e resilienza. Quanto è stato difficile mettere così tanto della sua storia in poche righe?

Molto difficile, perché quando vivi certe emozioni tendono a essere caotiche, enormi, ingombranti. Ridurle a poche righe significa scegliere cosa lasciare e cosa accettare di non dire. Però credo che proprio questa sintesi renda il brano più potente: ho lasciato solo ciò che era davvero necessario, quello che pesava di più. In un certo senso è stato come fare ordine dentro di me.

Il brano si muove tra momenti intimi e esplosioni di energia pop punk. Com’è stato lavorare alla produzione per mantenere questa doppia anima?

È stato liberatorio. Volevo che le strofe fossero quasi un respiro trattenuto, intime e più delicate, mentre i ritornelli dovevano essere uno sfogo totale, senza freni. Lavorando con il mio produttore abbiamo cercato un equilibrio naturale: non doveva sembrare un contrasto forzato, ma il riflesso esatto di come mi sentivo. Il pop punk ci ha dato lo spazio per urlare, mentre le parti più calme raccontano la vulnerabilità.

La sua voce attraversa registri diversi: fragilità, esplosività, sincerità. Quanto lavoro emotivo c’è dietro questa interpretazione?

Tantissimo. Ho dovuto rivivere davvero certe sensazioni per interpretare il brano in modo sincero, e non è stato semplice. Nelle strofe mi sono lasciato andare completamente, senza filtri, mentre nei ritornelli ho fatto uscire tutta la rabbia e la liberazione accumulata negli anni. La voce, per me, è stata il ponte tra il dolore e la guarigione. Non volevo che fosse perfetta: volevo che fosse vera.

Oggi molti artisti parlano di guarigione emotiva. Cosa pensa che renda “Guarirò” un messaggio diverso e autentico?

Credo la sincerità con cui nasce. “Guarirò” non è stato scritto per mandare un messaggio, ma per sopravvivere a un momento difficile. Non c’è artificio, non c’è costruzione: è la mia storia, con tutte le sue contraddizioni. Non parla solo della ferita, ma del fatto che a volte ce le procuriamo da soli, per paura o per abitudine. E accettarlo è una delle cose più difficili, ma anche più liberatorie.

Guardando al futuro, quali sono i suoi obiettivi come artista e che ruolo immagina avrà la sua musica nella vita delle persone?

Voglio continuare a raccontare la verità, anche quando fa male. Il mio obiettivo è crescere, sperimentare e creare un percorso che rifletta davvero chi sono, senza maschere. Spero che la mia musica possa essere un posto sicuro per chi si sente perso, proprio come lo è stata per me mentre la scrivevo. Se anche una sola persona si sentirà capita ascoltando un mio brano, allora avrò già raggiunto qualcosa di importante.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.