Il titolo del romanzo è dato dalla sorgiva che promette vita eterna a chiunque ne beva un sorso: è vero o si tratta di una leggenda? Il senso di eternità sarà forse racchiuso in altro?
La scrittrice lascia immergere il giovane lettore in una storia fantastica, misteriosa ed affascinante, che lo incanta fino all’ultima pagina.
Già inserita nell’ambiente della narrativa e dell’illustrazione per ragazzi, la scrittrice Olga Tree, pseudonimo di Chiara Vincenzi, con questo romanzo crea una perfetta armonia fra scrittura e disegno, fra realtà e immaginazione.

Dalla descrizione della città di Cedrì sembra che tu abbia una certa sensibilità nei confronti della natura. Come spiegheresti questa particolare attenzione?

Credo proprio che il mio imprinting provenga dai luoghi dove sono nata, la campagna mantovana, e che ho ricevuto dentro me come un bellissimo abbraccio.

Lo stesso vale per il verde naturale che mi circonda tutt’oggi, nell’Alta Val Seriana, Bergamo, dopo una scelta di vita che mi ha toccata personalmente diversi anni fa.

Come scrivo in un passaggio del libro “non è qualcosa che puoi spiegare razionalmente ma solo con il cuore, certe cose o le senti o non le senti”. E questo è ciò che mi sento di dire spontaneamente per raccontare il mio profondo amore per la Natura.

È un sentire che mi lenisce ogni giorno con il suo silenzioso canto, con ogni sua singola forma che origina il meraviglioso mondo in un cerchio continuo, in una parola: è Vita. Ed è un mondo che racconta ogni giorno l’amore nella sua forma più pura e incondizionata. Non l’amore come un sentimento ma come stato d’essere.

Come mai hai deciso di ambientare il tuo romanzo nel 1998? C’è qualche richiamo alla tua vita personale?

Posso dire con tutta sincerità che è stato casuale. Non volevo ambientare il romanzo totalmente negli anni duemila ma nemmeno in un passato troppo remoto; così, facendo “due conti” per inserire le varie dinamiche all’interno del romanzo, e quindi far rispecchiare le età dei protagonisti, come Edmond da giovane e i suoi genitori, e più in là ancora la scoperta della sorgiva, la decisione finale è ricaduta su questa data.

Per quanto riguarda la leggenda, invece, l’anno in cui essa emerge è il 1888: anche qui potrebbe significare qualcosa; invece, è accaduto proprio per far coincidere gli eventi futuri.

Ma essendo un’amante dei numeri, e del loro magico significato, non potevo che accogliere il tutto con allegra naturalezza.

Che messaggio vorresti trasmettere ai tuoi lettori? Vorresti che le stesse famiglie si radunino intorno a questo romanzo?

In ogni racconto che scrivo, alla fine, vi è celato un messaggio in cui parlo di un inno alla vita, alla speranza, al ricongiungimento con se stessi.

Questo romanzo, in particolar modo, vede coinvolto un uomo, Edmond, inizialmente spento e che comprende di indossare una maschera, lui non è più lui: tornerà nel paese natale per via del lascito, ma si ritroverà ad affrontare la realtà e nella condizione di dover fare delle scelte, e la sua prima reazione sarà quella di voler scappare.

Allo stesso modo, per Natalie, approdare a Cedrì significherà avvertire l’alone benefico del paesaggio naturale e degli abitanti dai modi semplici e amabili; in più la giovane scoprirà la bellezza dei primi turbamenti del cuore.

Scoprire se stessi, il proprio mondo interiore, non è affatto semplice, ma affrontare le difficoltà equivale a far emergere i propri talenti, ed è una scoperta bellissima. Ognuno di noi ha il suo percorso da portare avanti, non è mai un cammino finito: ciò che conta è prendere consapevolezza dei propri passi e dell’attimo presente attraverso le scelte di ogni giorno.

E sono del parere che “sarà sempre il libro a trovare te, e non viceversa” quindi lascio che sia il romanzo a raggiungere chi, per caso, leggerà queste righe, vuoi perché richiamato, vuoi perché in qualche modo si sente rispecchiato.

Le illustrazioni sono state curate sulla base delle tue esperienze pregresse o hai voluto inserire qualcosa di nuovo?

Approfitto di questa domanda per precisare che il mio lavoro artistico coinvolge esclusivamente la copertina del libro e gli interni che imitano le due pagine diario. In entrambi i casi, si tratta di lavorazioni in digitale e di cui sono personalmente soddisfatta, anche se tendenzialmente prediligo la colorazione fatta a mano, con carta, colori e pennelli.

Per quanto riguarda il resto, invece, sono immagini inserite dal personale grafico durante l’impaginazione del libro e di cui non mi permetto di ricevere meriti, ma che ringrazio profondamente per il suo prezioso lavoro di arricchimento.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.