di Luca Marrone

Modena. “Sono sceso da quell’auto e sono andato a dormire da mio cugino. Non so cosa sia accaduto dopo.”

Questa, a quanto riportato dai giornali, la versione fornita da Mohamed Gaaloul, principale sospettato dell’omicidio di Alice Neri, rinvenuta carbonizzata nel bagagliaio della sua auto il 18 novembre nelle campagne di Fossa di Concordia, nel Modenese. Il 3 febbraio, i giudici del tribunale del Riesame di Bologna si sono riservati sulla richiesta di scarcerazione del tunisino 29enne. L’uomo, che in questi giorni ha incontrato la moglie in carcere, non era presente in aula.

Il giovane aveva riferito che, la notte del delitto, Alice Neri – incontrata all’esterno dello Smart Cafè di Concordia, dove lei aveva trascorso la serata con un collega di lavoro – gli avrebbe offerto un passaggio sulla propria auto. E che, poco dopo, su richiesta della donna stessa, lui sarebbe sceso dalla vettura. Alice sarebbe stata uccisa in seguito.

Nel corso dell’udienza dinanzi al tribunale del Riesame, la Procura ha ribadito che, a suo giudizio, gli elementi idonei ad attestare la colpevolezza di Gaaloul sarebbero numerosi e inequivocabili. Da parte sua, il difensore di quest’ultimo, l’avvocato Roberto Ghini, ha posto l’accento sull’assenza del possibile movente che avrebbe indotto il tunisino ad agire e sul fatto che nulla, nelle risultanze delle indagini svolte finora, sembrerebbe effettivamente indicare il giovane come l’autore del delitto.

“In nessun atto si individuano o ipotizzano le cause del decesso della signora Alice Neri”, ha affermato il legale. “Non si sa come sia morta. Inoltre un altro dato che qui e adesso non può essere contestato è il fatto che nessun atto di indagine fa riferimento ad un possibile movente o ad una possibile ragione che dovrebbe sorreggere inevitabilmente l’ipotetica azione umana che avrebbe condotto alla morte della giovane. Perché l’indagato l’avrebbe uccisa? Se voi mi dite com’è morta e per quali motivi avrebbe dovuto ucciderla, rinuncio al riesame.”

L’avvocato Ghini ha inoltre prodotto la dichiarazione di un consulente di parte che attesta il rinvenimento di tracce di cocaina a seguito di esami tossicologici condotti sui resti della vittima. “Reputo che questo sia un elemento che merita di essere approfondito al fine di risalire all’epoca dell’assunzione”, ha sottolineato Ghini.

Il mistero della morte di Alice Neri sembrerebbe, dunque, ancora ben lontano dall’essere chiarito. Forse, un contributo in tal senso potrebbe giungere dall’incidente probatorio richiesto dalla Procura, nel corso del quale si analizzeranno una tanica e dei mozziconi di sigaretta rinvenuti sulla scena del crimine – la piazzola in cui è stata ritrovato il cadavere carbonizzato – e, nell’ambito dell’udienza fissata per il 15 febbraio prossimo, si acquisiranno le testimonianze di quattro tunisini secondo cui la mattina del 18 novembre Gaaloul avrebbe fatto ritorno a casa con il giubbotto sporco di olio.

Proprio sul punto – e su altri aspetti della vicenda – il Resto del Carlino riporta alcune dichiarazioni del cognato di Gaaloul, Nourreddine Bedoui. Dunque, venerdì 18 novembre, il giubbotto era davvero sporco di olio? “E chi l’ha detto?”, chiede a sua volta Bedoui. “Io non l’ho visto, non ne so niente. Io l’ho visto in carcere anche mercoledì, e lui dice che chi l’ha fatto gli ha dato la colpa. Perché è scappato?” continua, con riferimento all’allontanamento dall’Italia del 29enne, dopo la scoperta del delitto. “C’era il video che dimostrava che non è scappato, ma è andato a lavorare all’estero! C’è il video dove si vede che guida la gru e quei video, ora, sono in mano ai carabinieri. Se uno scappa, l’indomani mattina non si trova più. Lui è rimasto otto giorni qui a Concordia e poi è andato a lavorare. Questa è la verità.”

Il cognato del giovane indagato non manca di riferire ai giornalisti quanto da lui appreso proprio in merito alla notte del delitto. “A un certo punto”, riferisce al Resto del Carlino, “è sceso dall’auto ma non è tornato a casa: è andato a dormire dal cugino, probabilmente perché era tardi. È stata lei a farlo scendere perché temeva che dietro ci fosse una macchina che li stava seguendo.” “Lui ha chiesto solo un passaggio, all’uscita dal locale frequentato dalla donna” aggiunge, “poi la giovane ha ricevuto una chiamata e ha visto una macchina che li stava seguendo. Poco dopo ha scaricato Mohamed in mezzo alla campagna.”

Secondo tale ricostruzione, sarebbe stata quindi proprio Alice a invitare l’indagato di scendere dall’auto, avendo notato una vettura che li stava seguendo e ipotizzando potesse essere suo marito. “Mohamed è rimasto lì in campagna per un po’ perché aveva paura che ci fosse qualcuno ma, essendo tardi, quasi le quattro di mattina ha deciso di non tornare a casa sua. Io dico: Alice ha fatto 30 chilometri da Ravarino (dove abitava, ndr), è rimasta 7 ore nel bar con il collega di lavoro e Mohamed le ha chiesto un passaggio. Lui però è in carcere e tutti gli altri sono liberi. Nessuno parla. Mohamed ha visto che c’era un’auto che seguiva lui e Alice. Forse era grigia, forse nera. È scappato via. Ha lasciato Alice in auto; questo mi ha raccontato. Mohamed non la conosceva: ha chiesto un passaggio perché era in bicicletta e stava piovendo.”