
Ascoltare “Pop-Shuffle” di Enrico Peppe è un po’ come aprire un cassetto e trovare qualcosa che non sapevi di aver perso. Il brano viene dal 2006, dall’album “Indole Scalena”, registrato su un Tascam a otto piste analogico. Eppure suona presente, vivo, con quella grana sonora che il digitale ha sempre inseguito senza raggiungerla davvero. Peppe è una one-man band nel senso più radicale: chitarra, basso, tastiere, batterie elettroniche programmate. Ha fatto tutto da solo, saturando ogni pista disponibile senza lasciare vuoti. Il groove shuffle che dà il nome al brano viene direttamente dalla Yamaha1500, e quella scelta di non rinominare la traccia ma di lasciarle il nome dello strumento che l’ha generata dice già molto su come lavora questo artista. Le liriche sono state scritte di getto, prima ancora della melodia, e si muovono tra figure femminili che entrano ed escono dal testo con una certa leggerezza inquieta. “La bambina viziata sembra sempre che ha fame / non sai quanto darebbe per poter parlare”: c’è qualcosa di vero in queste immagini, qualcosa che non è stato costruito ma trovato, e si sente. Chi conosce la sua discografia, dai concept album degli anni 2000 al “Canzoniere” degli anni precedenti, non si stupirà della qualità del lavoro. Chi lo scopre adesso, invece, ha una buona ragione per scavare più a fondo. “Pop-Shuffle” è un ottimo punto di partenza.


