A cura di Immacolata Teresa Madarena

È morto ieri,13 luglio 2016, all’età di 83 anni, Bernardo Provenzano.

Bernando Provenzano, noto boss mafioso, è deceduto ieri,13 luglio 2016, presso l’ospedale San Paolo di Milano,dove era detenuto al regime di 41 bis,dopo essere stato trasferito dal centro clinico degli istituti penitenziari di Parma. 

Tutti i processi che lo vedevano coinvolto, tra i quali quello sulla cosiddetta “trattativa Stato-mafia”, erano stati sospesi,in quanto il soggetto era stato ritenuto, visto il quadro neurologico decadente, incapace di partecipare. Il suo avvocato, Rosalba Di Gregorio, aveva precedentemente presentato, viste le condizioni dell’assistito,due istanze di revoca del carcere duro e tre di sospensione dell’esecuzione della pena, tutte rigettate.

Bernardo Provenzano era detto anche “u viddanu” o “u tratturi” per la spietatezza con la quale uccideva,  e ancora,insieme a Riina,”le belve”. Insieme a quest’ultimo aveva ricoperto i vertici dell’organizzazione mafiosa siciliana. Nel 1981 i due fecero insediare una nuova “Commissione”  e diedero inizio alla “seconda guerra di mafia”.  Diressero in concreto le stragi di quel periodo e, come testimoniò poi Nino Giuffrè, Riina e Provenzano «non si alzavano da una riunione se non quando erano d’accordo».

Successivamente all’arresto di Riina, avvenuto nel 1993, Provenzano prese le redini delle diverse fazioni dell’organizzazione e, poco tempo dopo, avviò la “strategia della sommersione”, finalizzata a porre freno ad episodi eclatanti come quelli compiuti tra il 1992-93, per poter ricominciare a sviluppare gli affari della cosca.

Si arrivò all’arresto del boss solamente l’11 aprile 2006, dopo 43 anni di latitanza. Il bliz avvenne in un casolare nella campagna corleonese,dopo attente intercettazioni dei “pizzini” con i quali comunicava con i familiari.

Il 26 luglio 2013 la procura di Palermo revocò il 41-bis a Bernardo Provenzano a causa delle condizioni mediche nelle quali verteva.

Il 9 aprile 2014,per l’aggravarsi delle sue condizioni,viene ricoverato all’ospedale San Paolo di Milano, proveniente dal centro clinico degli istituti penitenziari di Parma. Nell’estate 2015 la Cassazione lo rimanda comunque al 41 bis.

Le condizioni si sono aggravate venerdì scorso in seguito ad un’infezione polmonare e tutto ciò lo ha fatto entrare in coma irreversibile il giorno stesso.

Il questore di Palermo, Guido Longo, ha disposto che vengano vietati i funerali in chiesa, mentre i familiari potranno accompagnare in forma privata la salma nel cimitero di Corleone.

Redazione

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