«Fai come il lanciatore di coltelli, che tira intorno al corpo. Scrivi di amore senza nominarlo, la precisione sta nell’evitare. Distraiti dal vocabolo solenne, già abbuffato; punta al bordo, costeggia. Il lanciatore di coltelli tocca da lontano: l’errore è di raggiungere il bersaglio, la grazia è di mancarlo».

Erri De Luca

 

Mi piaceva mandarle a dire su qualunque cosa facesse, sadico mi chiamava, sadica la chiamavo, era facile immischiarsi nel suo corpo ribelle, bella e lussuosa come una vecchia carovana del secolo scorso. Paragone del cazzo, lo so. Ma giuro, era tale e quale.

Mi piaceva dirle di andar via, perché lei lo faceva sul serio e poi impazziva se non la pregavo di tornare indietro. Mi piaceva guardarla, non apparteneva a nessuno, neppure a me. Si muoveva tra i tavoli con aria scontrosa, la più bella tra le belle stupide galline. Come si fa a non guardarla, mi chiedevo. Dio, aveva un talento unico nel darmela a bere in due minuti che nemmeno io in una settimana con le galline del tavolo tre.

Se nella mia mente c’era qualcosa di impossibile lei l’aveva fatta e rifatta cento volte. Le piaceva prendermi il cervello senza saperlo e dirmi guarda qua, stronzo. Lo faccio meglio di te. Posa quelle bottiglie e guarda qua, guarda qua che non ce la fai.

Io uccidevo tutte le mie idee, un suicidio sensoriale al giorno, uno dietro l’altro, un capolavoro di sguardi mancati, spegni quella mente ribelle e mi avrai, forse, mi avrai, domani forse? Domani, forse. Domani, mai.

…Guarda qua, certo che ti guardo, so che lo farai, so che non ti fermo, guarda qua, guardo, te l’ho detto, non lo ripeto più, lo so, so anche questo, stronzo, lo so, lo so, lascia che me ne penta, dammi solo un minuto e sta’ un po’ a vedere come me ne pento.

Ci sono storie che non posso raccontare, non mi credereste mai, neppure se aveste la possibilità di tener su gli occhi per più di cinque minuti credereste mai a quello che era in grado di fare. Ti amava per un momento e per tutta la vita, prima di sbattere la porta sui restanti suoi capelli in terra, prendere la sua borsa migliore e urlare al mondo perchè andasse col diavolo e all’inferno.

Il delirio e l’impossibilità di avermi completamente, questo diceva, eppure non era mia e non apparteneva a nessun altro, ma non era forse di tutti? Nessuno aveva il permesso di sfiorarle la testa per un solo istante che fosse reale solo nei piccoli cervelli abbattuti dal freddo.

Era bella e insistentemente pedante sulla sua bellezza, sei bella le dicevo, e mi odiava, avrebbe voluto che mai lo dicessi, ma poi lo specchio restituiva un’immagine luminosa e per nulla reticente, allora prendeva tra le  mani i suoi capelli e sembrava recitare una specie di preghiera, tipo oggi so di esserlo, domani non lo sarò più e digrignava i denti per la disperazione. E’ questo che l’intelligenza fa a quelle come lei? Può una di quel calibro non sapersi tremendamente al centro del mondo? Odiava esserlo, abbassava la testa e cestinava quei suoi begli occhi blu sul pavimento più lercio del mondo. Dio se l’avrei ammazzata. L’avrei ammazzata, sì.

Perché non lasciarmi libero di volerti per sempre? E’ forse troppo considerarti mia? Vuoi appartenere al mondo? Ma davvero? E allora perché non la finisci una volta per tutte? Perchè non mi guardi diritto negli occhi e me lo dici come sai fare tu? Senti, stronzo, non ti voglio più. Non ti voglio più. Dimmelo e ti cestino, giuro che lo faccio. Prendo quei tuoi capelli lunghi e li cestino col tuo bel faccino incandescente, lo faccio, chiudo tutto e ti elimino dalla sporca faccia della terra.

Restituiscimi quel profumo da bella borghese e poi sparisci, per sempre ti dico, sparisci. E’ socialmente ammissibile dirti addio? Parli pesante, non ti ascolto più, non ti ascolto più.. Questo incrociarsi d’occhi deve finire, Mel, ci fa impazzire, non si ricorda più chi si è e comunque si trema, si trema sempre.

 

 

 

Lucy Gemma

Lettrice ossessivo-compulsiva alla ricerca della felicità e degli spazi in cui stipare i miei milioni di libri. Sognatrice incallita e bisbetica musona, vivo circondata da post it, mi commuovo su un accordo di re minore e passo ore a confidarmi col mio pianoforte che grazie al cielo non può rispondere. Sogno di poter vivere scrivendo libri e regalando attimi di inesplorate emozioni al mondo. Autrice di "Per un grammo di gioia" e "Volevo fare la scrittrice ma poi sono guarita".

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Di Lucy Gemma

Lettrice ossessivo-compulsiva alla ricerca della felicità e degli spazi in cui stipare i miei milioni di libri. Sognatrice incallita e bisbetica musona, vivo circondata da post it, mi commuovo su un accordo di re minore e passo ore a confidarmi col mio pianoforte che grazie al cielo non può rispondere. Sogno di poter vivere scrivendo libri e regalando attimi di inesplorate emozioni al mondo. Autrice di "Per un grammo di gioia" e "Volevo fare la scrittrice ma poi sono guarita".