di Fabio Camillacci
Roma e Juventus continuano a fare un torneo a parte. Tre turni di campionato, 9 punti: bottino pieno. Oltretutto senza impegnarsi più di tanto: 5 gol all’attivo per i giallorossi, 4 per i bianconeri. Difese d’acciaio: porte ancora inviolate in campionato. Insomma, due autentici titani della Serie A. Sono così forti rispetto alla mediocrità generale che quando vincono non fanno più notizia.
E spesso, non devono faticare più di tanto per portare a casa i tre punti: un bel modo di gestire le energie considerando anche lo stressante impegno in Champions League. La forza di entrambe sta nella rosa di squadra: Marotta e Sabatini hanno messo in piedi due vere e proprie corazzate. Entrambi i club hanno più di due titolari per ruolo e in tal modo riescono a far fronte a infortuni e squalifiche senza patire più di tanto.
In questa giornata, la Juve ha vinto da grandissima squadra al Meazza contro l’interessante Milan di Pippo Inzaghi, ora non più a punteggio pieno. La Vecchia Signora ha fatto la partita, ha limitato al massimo le pericolose ripartenze di Menez, Honda e El Sharawy. Ha controllato la foga del Diavolo e al momento giusto ha colpito col solito Tevez, sempre più “Cobra” che “Apache”. “Madama” scientifica come il suo allenatore Massimiliano Allegri: bravo a proseguire sulla strada tracciata da Antonio Conte senza rivoluzioni o stravolgimenti. Bravo rispetto a tanti presunti “scienziati” del calcio, autentici perdenti di successo. Perché operare in modo “scientifico” è ben diverso dall’essere “scienziati della pedata”.
Vittoria “scientifica” anche quella della Roma di Rudi Garcia, altro ottimo tecnico “scientifico”. Cagliari spazzato via nei primi 13 minuti di gioco. In pratica la stessa sorte toccata al CSKA Mosca in Coppa Campioni; con la differenza che ai sardi è andata meglio perché Gervinho e compagni si sono fermati, limitandosi a gestire senza affanni il doppio vantaggio firmato Destro e Florenzi. Nota sul Cagliari zemaniano: per ora, di Zeman la compagine isolana ha solo la fragilità difensiva. Mentre, le tipiche verticalizzazioni del “Boemo”, i tagli, la rapidità offensiva sono solo un ricordo del famoso “segno di “Zdengo”. Forse, l’ennesimo segnale che il bravo Zeman è giunto al crepuscolo tecnico: non stupisce più nemmeno come “scienziato del calcio”.
Ma la notizia del giorno è l’implosione del Napoli. La vittoria contro lo Sparta Praga in Europa League non ha guarito una squadra malata da tempo, una squadra guasta nelle fondamenta. C’è del marcio in Danimarca, direbbe un nobile napoletano come il mitico Totò parafrasando Shakespeare. Un marcio che parte da lontano: dal pessimo rapporto tra Benitez e patron De Laurentiis. Fonti sicure ed esclusive ci dicono che presto Don Rafè verrà sollevato dall’incarico. Anzi, pare che l’allenatore spagnolo stia facendo di tutto per accelerare la decisione della società.
Tradotto: Benitez non vuole più stare a Napoli e per questo non ha rinnovato il contratto offertogli a giugno dal presidente. Fosse stato per Rafa se ne sarebbe già andato via; non a caso storse la bocca pure quando De Laurentiis decise di esercitare il diritto di opzione per tenerlo alla guida del Napoli anche in questa stagione. Senza sottovalutare il fatto che il contratto rifiutato da Benitez era di gran lusso: un biennale da 4 milioni di euro per il primo anno, 5 per il secondo. Attualmente l’ex tecnico del Liverpool guadagna 3,5 milioni di euro.
I maligni insinuano che Benitez abbia volutamente sbagliato le scelte nella doppia sfida con l’Athletic Bilbao per il play off di Champions League. Scelte assurde che fecero discutere. Copione andato in scena anche in quest’ultimo turno di campionato e sfociato in un’altra brutta caduta: a Udine. E i maligni insistono sostenendo che Don Rafè ha sbagliato tutto, volutamente, anche a Genova contro il Genoa (nonostante la fortunata vittoria all’ultimo respiro), in casa col Chievo (0-1) e in Coppa (nonostante il 3-1 allo Sparta).
Tutto ciò spiegherebbe una cosa che è più di una sensazione: Benitez ha perso il controllo dello spogliatoio. Uno spogliatoio dove regnano nervosismo e anarchia. Anche perché il più anarchico è proprio l’allenatore che in occasione della sosta per le Nazionali, invece, di allenare il gruppo ha pensato bene di andarsene una settimana a Liverpool per motivi familiari. Paradossale che il club gli abbia concesso il permesso di farlo. In realtà, sempre secondo fonti esclusive di Ventonuovo, Benitez sarebbe andato a Liverpool perché presto tornerà nella città britannica; non per allenare i “Reds” ma per viverci da illustre disoccupato.
Sarebbe tornato in Inghilterra per pianificare un suo imminente ritorno, ci perdonerete il gioco di parole. Chissà, forse Don Rafè è stanco, logoro, e medita di regalarsi un periodo sabbatico in attesa di future allettanti proposte. Meglio condurre una vita serena che prorogare la convivenza con il vulcanico, accentratore e “chiacchierone” De Laurentiis: Benitez evidentemente ha capito che il Napoli non ha i mezzi economici per fare il salto di qualità, nonostante i proclami del patron. Chiacchiere e distintivo per citare lo storico film “Gli Intoccabili”: i soldi incassati con le cessioni di Cavani e Lavezzi non sono stati reinvestiti per rinforzare veramente la squadra.
Pertanto, i prossimi giorni saranno decisivi per il futuro di Benitez: il turno infrasettimanale in programma per mercoledi prevede l’arrivo del Palermo al San Paolo, domenica ci sarà la trasferta di Reggio Emilia per sfidare il Sassuolo. Altre due figuracce contro altrettante provinciali, potrebbero accontentare i desiderata di Benitez: essere cacciato. Chi al suo posto? Circola il nome di Roberto Mancini che piace molto a De Laurentiis. Ma il “Mancio” è uno alla Mourinho, alla Capello: uno di quelli che ti presenta la lista degli acquisti e devi accontentarlo altrimenti ti dice addio. Senza dimenticare che Mancini è anche uno da contratto “pesante”: oltre i 5 milioni offerti a Rafa dal produttore cinematografico. L’alternativa è Luciano Spalletti che era in tribuna al Friuli.
Le altre. Solita Inter: sulle montagne russe. Squallido 0-0 all’esordio col Torino, 7-0 al Sassuolo e pareggiotto sofferto a Palermo. Appare sempre meno pronta per la lotta scudetto e anche nel caso dell’Inter il problema è il manico. Walter Mazzarri è un tecnico valido ma non ha né il gioco, né la mentalità giusta per lottare ad alto livello. Al massimo può portarti in Champions da 2° o 3° in classifica. Può alzare una Coppa Italia, una Supercoppa italiana. Lo scudetto non è nelle sue corde.
Primo squillo Fiorentina: primo gol stagionale in A e prima vittoria, a Bergamo contro l’Atalanta. Parma pazzo come domenica scorsa contro il Milan: va sotto di un gol a Verona col Chievo, rimonta e vince grazie a Cassano in versione “Fantantonio”. Primi punti per i ducali. Lazio bella ma sconfitta nella Genova rossoblu. I biancocelesti giocano bene però sprecano tanto e Pinilla nel finale li punisce. Colpo gobbo del Verona a Torino: un tiro (neanche bello), un gol che vale tre punti e terzo posto in graduatoria. I granata dal canto loro si pappano l’impossibile, pure un calcio di rigore e non è la prima volta che succede in soli tre turni di campionato. Autentici calci alla fortuna che trasformano il Toro nel fanalino di coda della classifica insieme all’Empoli che, invece, coglie il suo primo punto a Cesena nell’anticipo, confermando quanto di buono aveva fatto vedere contro la Roma. E adesso sotto col primo turno infrasettimanale.