Ad Ambiente Lavoro, in corso a BolognaFiere, ha profondamente colpito la notizia dei tre incidenti sul lavoro avvenuti ieri: tre operai hanno perso la vita, uno in Toscana, uno in Sicilia e uno in Emilia-Romagna. Le dinamiche sono state analoghe: due vittime sono morte schiacciate da un muletto, la terza sotto una pressa. In questo contesto, il confronto su prevenzione, formazione e tutela dei lavoratori assume un significato ancora più urgente e concreto. Tra le voci autorevoli presenti al Salone anche Vincenzo Di Nucci, tecnico della prevenzione e presidente, dallo scorso anno, della Commissione di Albo Nazionale dei Tecnici della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro. «Le tre morti sul lavoro di ieri – le sue parole – sono drammatici eventi che, in Italia, si verificano troppo spesso con una tragica regolarità e che lasciano senza parole». Il settore interessato dai tre incidenti è quello della logistica, «uno dei comparti che negli ultimi anni sta mostrando più indici di rischio di altri», prosegue Di Nucci. Da una parte il cordoglio per la tragica morte di tre persone, dall’altra però «non si può stare zitti e subire passivi gli eventi che la cronaca ci restituisce ogni giorno. Sono trent’anni che diciamo che bisogna invertire la rotta e puntare sulla prevenzione, perché è l’unica arma che abbiamo a disposizione». E la prevenzione «funziona solo se si hanno risorse a disposizione. Diciamo da sempre di destinare il 5% del Fondo Sanitario Nazionale a questa attività, ma purtroppo non è mai stato fatto». Non solo. «Da un nostro censimento dell’anno scorso, abbiamo scoperto che in 15 anni i nostri colleghi che lavorano nei servizi di prevenzione e vigilanza delle Ausl non sono aumentati di una sola unità. Negli ultimi due anni, a causa dei pensionamenti, abbiamo perso 1.450 persone su 9mila e nei prossimi cinque anni, perderemo più del 40% di persone in servizio. Oggi dovremmo essere 34 operatori ogni 100mila lavoratori, invece siamo 7 ogni 100mila». Numeri che dimostrano come, nell’arco di vita di un’impresa, è possibile che un tecnico della prevenzione arrivi in azienda solo dopo un episodio tragico, come un incidente fatale o comunque molto grave. A proposito delle cause dietro le tre morti sul lavoro accadute ieri, per Di Nucci non si può parlare di distrazione. «Il problema non è la distrazione, come qualcuno vuol far credere, semplicemente perché la sicurezza non può e non deve dipendere solo dal lavoratore. Dev’esserci un sistema completamente sicuro, un contesto che in caso di distrazione, perché capita a tutti, eviti che il lavoratore perda la vita a causa di un secondo in cui sta pensando al figlio o al mutuo». I ritmi serrati e la competizione, soprattutto nel settore della logistica, non aiutano di certo.