il-malinteso  Recensione di Elisabetta Bolondi

Il romanzo breve, o lungo racconto, è una misura che si addice allo stile della  Némirovsky; questo suo primo romanzo esce nel 1926, dapprima solo in rivista e solo più tardi in volume;

già sono presenti comunque alcuni dei tratti caratteristici della sua narrativa più matura: la descrizione analitica degli ambienti alto borghesi in cui si ambienta la storia, il contrasto fra la ricchezza e l’impoverimento dovuto a eventi imprevedibili, la ricostruzione di pezzi della società parigina all’indomani della fine della Grande Guerra, l’attenzione per le sfumature dei sentimenti, l’amore in modo particolare, che vedrà nei romanzi successivi la sua piena consacrazione: penso a “Due” e a “I falò dell’autunno”, storie di amori contrastati e difficili. Denise e Yves si incontrano a Hendaye, al confine con i Paesi Baschi, durante un’estate dei prima anni Venti. Lui, un trentenne reduce dalla trincea, ha perso i suoi beni dilapidati dal padre e ora si trova a fare l’impiegato con uno stipendio che non gli consente di mantenere il livello di vita a cui era stato abituato; si rifugia per le vacanze nel luogo della sua giovinezza, quando ci veniva in una villa di proprietà della sua famiglia; sulla spiaggia incontra Denise, giovane madre di una paffuta bambinetta, giovane e bella, sposata con un più maturo e ricco signor Jessaint, di cui Yves  era stato commilitone al fronte. Presto il marito va in Inghilterra per affari e tra loro  scocca la scintilla della passione che li porta ad intraprendere una relazione amorosa, dalla quale però ben presto i due si accorgono di attendersi  cose diverse: mentre Denise scopre l’amore, il sesso, la gelosia, la passione, il possesso, e tornata a Parigi non vive che nell’attesa di Yves, delle sue carezze, del  continuo manifestarsi del suo amore e della sua presenza; al contrario per lui, costretto ad un lavoro quotidiano noioso e defatigante, privo di mezzi e di prospettive, la relazione con Denise dovrebbe consistere in calma, appoggio, condivisione, affettività. Lei è una ragazza egoista e viziata, non vede che se stessa e il proprio bisogno di essere amata, vezzeggiata, considerata, adorata. Sua madre,  vedova spregiudicata e piena di esperienza, vedendola soffrire, le consiglia di alleggerire il rapporto con l’amante, lasciandolo più libero e trovando lei stessa diverse distrazioni……Il finale non è lieto, come chi legge questo libro potrà verificare; gli ammiratori dell’autrice divenuta famosa tanti anni dopo la sua scomparsa ad Auschwitz non potranno mancare questo romanzo emblematico, dove già la ventenne scrittrice sa mostrare la sua maestria nel costruire una storia banale come tutte le relazioni fra uomo e donna, dentro la quale però la sua scrittura emerge come un gioiello prezioso: “Tutti gli anni Denise, da vera parigina qual era, provava un’emozione profonda, strana  e dolce nel ritrovare la nebbia impalpabile, l’odore di elettricità  e benzina, il cielo ‘elegantemente’ venato di grigio sopra gli edifici slanciati, il chiasso delle strade e la fiumana di luci che al calar della sera scorre lungo gli Champs Elisées fino all’Etoile…Ora però, nel piacere di ritrovare Parigi, c’era qualcosa di più acuto, quasi doloroso, una specie di voluttà”: una brano che è una lezione di stile, per la ricerca degli aggettivi, la costruzione delle frasi, l’atmosfera ricreata. Un vero piacere per i lettori, che leggendo la Némirovsky si ritrovano al cospetto della grande letteratura francese, anche se lei, per anni aspirò ad esserlo davvero francese: non a caso il nome della bambina di Denise è proprio France!

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Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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