Nato a Vercelli nel 1964, con mostre in Italia e all’estero, da Cannes a Zurigo, da Londra a New York fino a Seoul, vincitore del Premio Brera 2026 e della Biennale di Cremona, Giorgio Lupano mette per iscritto il metodo con cui costruisce le sue immagini, in un libro disponibile su Amazon, IBS e La Feltrinelli, che sarà presentato il 24 ottobre a Dogliani durante l’inaugurazione della sua mostra personale.

“Dipingere con la Luce. Un Viaggio nell’anima attraverso la luce” è il libro in cui Giorgio Lupano, artista fotografo, racconta come nascono le opere che da anni porta in mostra in Italia e all’estero: il buio, la torcia, la lunga esposizione, il gesto che non si può ripetere. Il titolo è lo stesso delle sue mostre personali, allestite a Vercelli, a Montemagno, a Varallo e, in queste settimane, al Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli, dove l’esposizione resta aperta fino al 26 ottobre, e le pagine conducono chi ha visto quelle opere, o le vedrà, dentro il metodo da cui sono nate.

Fin dalla prefazione l’autore chiarisce che non si tratta di un manuale tecnico: non ci sono diagrammi di illuminazione né tabelle di esposizione. Il metodo, però, si ricostruisce con precisione dalle pagine. Lupano lavora in ambienti immersi nel buio totale, con la macchina fotografica di regola ferma e lunghe esposizioni, di otto, quindici, a volte trenta secondi, durante le quali muove con lentezza una torcia manuale, tenuta in mano e mai fissa, per dipingere la scena un tratto alla volta. Di regola lo scatto parte da lontano con un telecomando, perché nemmeno il respiro disturbi l’esposizione. Davanti all’obiettivo ci sono oggetti vintage, come orologi fermi, chiavi antiche, strumenti musicali e frutti appassiti, trovati nei mercatini o prestati da amici e collezionisti, che l’artista tratta come testimoni di storie rimaste non dette.

Il punto di riferimento è Caravaggio: del suo chiaroscuro Lupano ha raccolto la lezione, secondo cui la luce non illumina tutto, seleziona e dà un ordine a ciò che vediamo, lasciando il resto in un’oscurità densa. Da qui una regola di lavoro, riassunta dal titolo del primo capitolo, “La luce non illumina: rivela”, e una conseguenza pratica: ogni stampa su tela, nei formati 90×60 o 60×90, è un esemplare irripetibile, perché il movimento della mano che ha guidato la torcia non si può riprodurre nemmeno da chi lo ha compiuto.

Questa tecnica sta a metà tra pittura e fotografia: invece di fermare un istante, Lupano costruisce un’immagine nel tempo dell’esposizione, e per questo evita l’otturatore tradizionale e le sorgenti di luce fisse. Le variabili sono tre, l’inclinazione della torcia, la quantità di luce e la sua intensità, e tutte e tre dipendono dalla mano, dal respiro e dalla stanchezza di quella notte, senza nessuna regolazione che si possa ripetere. Le pagine lo mostrano con esempi tratti dallo studio: una torcia LED regolabile, senza preset, che la mano libera inclina di pochi gradi, mentre l’altra tiene il telecomando della macchina. Sono le regole con cui nascono le opere che l’artista porta in mostra.

Le opere sono la parte principale del lavoro di Lupano, e il loro calendario è fitto. Dal maggio 2025 le sue opere sono state presentate a Pechino, Zurigo, Cannes, Innsbruck, Londra, New York, Vienna, Budapest e Seoul, e in Italia a Milano, Roma, Venezia, Padova, Napoli, Terni, Forlì e in molte altre città. Tra le sedi figurano anche una partecipazione con due opere al MAXXI di Roma, il 29 maggio 2026, e l’opera “Hola Espana” al Museu Picasso di Barcellona, dal 10 al 17 luglio 2026. Restano in programma il Premio Art Selection al Carrousel du Louvre di Parigi, dal 23 al 25 ottobre, e il Premio Fondazione Amedeo Modigliani a Roma, dal 5 al 15 novembre.

L’attività espositiva è accompagnata da riconoscimenti: il premio per la miglior fotografia al Cremolino Art Festival 2025 per “Chiave di Violino”, con tre menzioni speciali della giuria per la padronanza del chiaroscuro, la precisione tecnica e la comunicazione visiva; il primo posto al concorso fotografico “I Legami” di Pescara; il riconoscimento “Merito Artistico” a “Maestri a Pechino”; il premio Eccellenza Artistica e una menzione speciale alla Biennale di Milano del marzo 2026; la vittoria, con menzione speciale, al Premio Brera 2026; il premio “Terrain & Towers”, assegnato tra New York, Vienna e Budapest; la vittoria alla Biennale di Cremona e al premio “Arte dal Mondo” di Varaggio Art.

Diverse opere sono in esposizione permanente: “Sfratto”, che il libro ricorda, al Museo Capitolare di Terni; “Stabat Mater” al Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli; “Re dei Re” al Museo F. Gonzaga di Mantova; “Calcoli Empirici” al Museo della Farmacia di Vercelli; “Tempio della lettura” al Museo d’Arte Contemporanea di Alcamo; “Consumismo”, a cui il libro dedica una scheda, a Palazzo Rocchetti di Varallo; “Risorse Dimenticate” nel Municipio di Montemagno.

“La torcia diventa pennello, il buio tela preparata, l’esposizione lunga il tempo necessario per far emergere forme e significati.”

da “Dipingere con la Luce”

Il volume si apre con una prefazione e con un’introduzione, “L’essenza di un cammino luminoso”, in cui l’autore ricorda l’incontro con la pittura del passato che ha trasformato la curiosità per la fotografia in una ricerca personale. Seguono i capitoli “La luce non illumina: rivela”, “Il peso del non detto”, “La tentazione della piena luce”, “La soglia mobile”, “Le prime occhiate”, “L’unicità che resta”, “L’esperienza trasforma: rituale e intima” e “Il ciclo che non si ripete”, fino all’epilogo “La luce che resta”. Tra un capitolo e l’altro compaiono le schede di una ventina di opere, ciascuna con titolo, descrizione, formato e anno di realizzazione, tra cui “Le Radici del Tempo”, “Frammenti di Memoria”, “Filo di Luce”, “Natura Miracolosa” e “Cronache di Arnia”.

Nei primi capitoli la scelta di che cosa mostrare e che cosa lasciare nell’ombra diventa una questione di responsabilità verso gli oggetti e verso le storie che portano con sé. Lupano ricorda di aver voluto, agli inizi, illuminare ogni dettaglio, e di aver capito col tempo che la forza di un’immagine sta anche in ciò che si decide di tacere. A questa idea è legato un quaderno, il “quaderno delle esclusioni”, in cui annota ciò che ha scelto di non fotografare e per quale ragione. L’autore porta la torcia anche fuori dallo studio: di notte, tra case rurali abbandonate delle campagne vercellesi e stazioni dismesse, un fascio stretto di luce sceglie un solo dettaglio e il resto resta nel buio.

Il capitolo “L’esperienza trasforma: rituale e intima” descrive come ogni scatto cominci ore prima della luce. Lupano entra nello studio quando il mondo fuori è già addormentato, spegne ogni luce residua, compreso il bagliore del telefono, e guarda a lungo l’oggetto scelto senza toccarlo, prima di attivare il telecomando. Poi muove la torcia in archi lenti, sfiorando i bordi, lasciando che la luce accenda un dettaglio e subito si ritragga. Lupano lo definisce un atto di ascolto, e racconta che ogni movimento trasforma prima lui e poi l’immagine.

Nella parte centrale il libro segue il lavoro nel tempo. “La soglia mobile” presenta la serie Soglie, nata dall’idea di non scegliere più tra luce e buio ma di lavorare sulla linea che li separa, con una sola torcia in movimento e nessuna sorgente fissa. “Le prime occhiate” riferisce come quelle opere siano state accolte dal pubblico nel loro primo allestimento, tra sguardi che durano e domande che non cercano una risposta immediata. “L’unicità che resta” affronta il tema che attraversa l’intero libro, cioè che cosa significhi, per chi crea e per chi guarda, avere un’opera che non potrà mai essere replicata. “Il ciclo che non si ripete” introduce i Residui, le immagini che nascono quando il momento arriva da sé, a un ritmo di una ogni due o tre settimane, e in mezzo trovano posto le pagine sul togliere, sulla fedeltà all’invisibile e sul rituale dello studio, dal buio della stanza al gesto lento della torcia.

Il libro si rivolge a chi ha mai sentito il peso del non detto, a chi ha avuto paura di illuminare tutto e a chi desidera che la propria arte sia qualcosa di più di un’immagine. Per Lupano il buio protegge ciò che non viene mostrato e dà senso a ciò che emerge.

Il libro sarà presentato sabato 24 ottobre 2026, alle 18:30, alla Vineria Nè di Dogliani, in via Vittorio Emanuele II 7, durante una serata, a ingresso libero, che prevede anche l’inaugurazione della mostra personale di Lupano.

Il lavoro editoriale di Lupano prosegue con un libro di poesie: venticinque testi, ciascuno dedicato a un’opera inedita, accanto ai quali un QR code permette di ascoltare la poesia recitata da una voce d’attore, così che chi legge possa guardare l’immagine, leggere i versi e ascoltarli. Sono due particolarità che tengono insieme la scrittura e la pratica artistica e che, nelle intenzioni dell’autore, riportano l’attenzione sulle opere, che restano il lavoro principale.

Giorgio Lupano è nato a Vercelli nel 1964 ed è un artista fotografo. Nel buio assoluto costruisce scenografie fisiche con oggetti, materiali e simboli e le dipinge con una torcia, mentre la macchina fotografica registra il passaggio della luce: l’immagine che ne risulta è, come la descrive lui, la traccia di un movimento e di un’intenzione. La sua estetica dialoga con il chiaroscuro caravaggesco, reinterpretato con un mezzo contemporaneo. Ha esposto in Italia e all’estero, ha ricevuto premi e menzioni e ha opere in esposizione permanente in musei e sedi pubbliche. Il suo libro “Dipingere con la Luce. Un Viaggio nell’anima attraverso la luce” raccoglie il racconto di questo metodo.

Amazon https://www.amazon.it/Dipingere-Luce-viaggio-nellanima-attraverso/dp/B0GPM9D21K IBS https://www.ibs.it/dipingere-con-luce-viaggio-nell-ebook-giorgio-lupano/e/9791224435372 La Feltrinelli https://www.lafeltrinelli.it/dipingere-con-luce-viaggio-nell-ebook-giorgio-lupano/e/9791224435372

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Evento del 24 ottobre https://www.lavocedialba.it/2026/10/06/mobile/leggi-notizia/argomenti/eventi-17/articolo/arte-e-letteratura-a-dogliani-doppio-appuntamento-con-lartista-giorgio-lupano-alla-vineria-ne-1.html

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

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