Nel romanzo “L’Ultima Variabile”, Michele Pingitore immagina un futuro governato da sistemi e algoritmi, dove però resta uno spazio imprevisto: l’essere umano. In questa intervista l’autore racconta l’idea alla base del libro, il protagonista Steven e le domande che lo hanno guidato durante la scrittura.

Qual è stata l’ispirazione principale per “L’Ultima Variabile”?
L’ispirazione nasce dall’idea che in un mondo sempre più controllato da sistemi e algoritmi creati dall’intelligenza artificiale, esista ancora qualcosa che non può essere previsto, ovvero l’essere umano. Volevo raccontare proprio questo conflitto tra controllo e libertà.
Steven rispecchia aspetti della tua personalità?
Sì, in parte. Steven è curioso, analitico e curioso ma anche inquieto. Si fa domande scomode e non accetta risposte superficiali. In questo mi somiglia molto.
C’è un episodio particolarmente importante?
Il momento in cui Steven capisce di non essere solo una pedina nel sistema, ma può diventare la variabile che lo cambia. È il punto chiave del messaggio del libro.
Stai pensando a nuovi progetti letterari?
Sì. L’universo narrativo può espandersi. “L’Ultima Variabile” è solo l’inizio e c’è già una bozza scritta per il suo seguito.


