Il testo di “Lunanima” si fonda su immagini essenziali ma dense, che richiamano la poesia simbolista più che la canzone narrativa tradizionale. La parola non spiega, suggerisce; non racconta, evoca.

BaronNoir, quanto conta, per te, il non-detto nella scrittura?
Molto. Tutta la mia poetica si fonda sul simbolismo e il non detto come spazio evocativo.
Il verso “nutrire il lato non visibile” sembra centrale: da dove nasce?
Il cosiddetto lato non visibile della luna ha alimentato sempre l’immaginario collettivo dando adito a molteplici teorie come quella che sostiene che il satellite sia in realtà una base aliena.
Scrivi prima il testo o lasci che la musica apra lo spazio simbolico?
Non ho una metodologia stabilita. In genere prima il testo in quanto poesie già pubblicate alle quali attingo.
Quanto il riferimento letterario e poetico è consapevole nel tuo lavoro?
Sicuramente molto.


