
“Il mio libro – Da umili origini verso grandi imprese” è un’immersione totale nella fragilità e nella forza umana. Daniele Quercioli ci trascina nell’11 ottobre 2016 con una precisione quasi cinematografica: il fumo che avvolge la strada come un sipario opaco, il corpo che sembra non rispondere più, il buio improvviso che gela ogni respiro. Eppure, proprio in quei momenti in cui ogni istante sembra eterno, emerge una lucidità incredibile: Quercioli osserva, sente, respira il tempo sospeso con una chiarezza che lascia senza fiato. L’elemento più sorprendente del libro è il Turbostar del 1992, il suo camion, che prende voce e racconta la propria storia, le salite e le discese condivise, le paure meccaniche e il legame umano che le trasforma in qualcosa di poetico. Attraverso questa prospettiva insolita, Quercioli ci mostra come la vita possa essere fragile ma incredibilmente resistente, come la paura possa convivere con la leggerezza e come l’ironia, anche nei momenti più drammatici, possa essere un’arma per sopravvivere e rinascere.


