Nono album di inediti per il cantautore emiliano John Strada. “Basta crederci un po’” trasuda rock’n’roll americano da tutti i pori, ispirandosi ai grandi maestri del genere, ma strizza l’occhio anche al mondo della canzone italiana.

Si comincia con l’accattivante title track che con le sue sonorità electro-blues ipnotizza l’ascoltatore. “Ballando in città” è forse il momento più bello dell’intero lavoro con le sue atmosfere sixties. Si passa poi a “Parlavo da solo”, una ballad in cui John Strada sembra quasi sussurrare le parole. “Non ti dirò ti amo” porta l’ascoltatore in un mondo musicale molto “american style” con un refrain che ti entra subito: una canzone d’amore, ma non nel senso classico del termine.

Il singolo “Girasoli” è un’intensa e minimale ballad che ricostruisce i momenti della tragica fine del diciottenne Federico Aldrovandi, ucciso durante un fermo di polizia nel 2005 a Ferrara portando l’ascoltatore a riflettere su quanto accaduto in quei concitati attimi. “Manca il respiro” ha un testo che attacca il mondo di oggi con l’uomo che non è ciò che avrebbe voluto essere da ragazzo e quasi si arrende a ciò che lo circonda abituandosi ai fatti che gli succedono intorno “….che una volta ci credevo tanto, ma non ci ho creduto fino in fondo”: quasi dire “ci ho provato a cambiare il mondo, ma non ci sono riuscito” in una consapevole quanto dura resa. “Amore social” descrive un sentimento nato chattando sui social. Lui italiano e lei sudamericana: tanti i desideri da realizzare da lui con lei, ma quando è finalmente arrivato il momento del tanto sognato incontro e l’adrenalina è a mille per lui, il finale è purtroppo amaro con lei che non si presenta all’aeroporto. “La scuola è finita” è il brano più leggero del disco: John Strada descrive uno dei momenti cardine della vita dei giovani, quando la scuola finisce e si promettono di non cambiare mai e di non volere diventare come quelli che hanno lasciato loro un mondo non certo bello. “La vita va” con i suoi suoni blues porta l’ascoltatore nel mondo di un ragazzo che fa da contraltare a quello de “La scuola è finita”. “Giocattoli rotti” è la ballad più classica dell’intero lavoro: tanti i rimpianti del protagonista, ma anche i sensi di colpa …vorrebbe dimenticare ma non ci riesce e dunque cerca di rimettere a posto i cocci di una vita che gli lascia l’amaro in bocca. Si arriva alla fine con “La Tygre e l’Agnello”, ispirata alle poesie “The Tyger” e “The Lamb” di William Blake: i suoni acidi e una voce molto calda e avvolgente portano l’ascoltatore a riflettere su una tematica purtroppo più che mai attuale, il femminicidio: la domanda che ci si fa è come può Dio aver creato allo stesso tempo due creature così diverse come l’animale feroce (la tigre) e il dolce cucciolo (l’agnello) che convivono in una stessa persona. “Basta crederci un po’” è un lavoro convincente in cui emerge l’innata capacità di John Strada con i suoi testi di scattare delle istantanee della vita quotidiana del mondo di oggi.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.