Il libro ripercorre il legame padre-figlio senza retorica: fragilità, malattia, ricordi, poesia. Una scrittura essenziale, scarna, fotografica, dove la memoria diventa carne viva e la perdita genera luce. Dall’Olio racconta come la poesia sia ponte, cura, testimonianza e responsabilità verso ciò che resta.

In “Un loden senza inverno” suo padre appare come figura luminosa, ma anche vulnerabile. Come ha conciliato la necessità di raccontare la verità con il rispetto per la sua fragilità finale?
L’ho conciliata semplicemente perché fa parte dell’essere umano e vivente e rende la vera umanità che è sempre fragile come la vita e come bene sanno gli animali.
Molti lettori hanno definito il libro “un diario dell’anima”: crede che il dolore, quando condiviso nella parola poetica, possa davvero diventare un ponte verso gli altri?
Certamente. Il dolore è di tutti, in tutti e per tutti. La sofferenza può essere privata ma il dolore è in ognuno di noi, un vero ponte tra empatia e compassione.
La bicicletta, la fotografia, la musica jazz: quali di questi elementi simbolici ha rappresentato, per lei, la chiave più profonda per riavvicinarsi alla figura paterna?
Io gli sono sempre stato prossimo e reciprocamente. In ogni caso la bicicletta ha rappresentato unione e molte gite fatte assieme soprattutto sui passi dolomitici. Tra i più belli il tre croci, il falzarego, il giau, e altre salite.
La fotografia me l’ha insegnata lui. D’altra parte era stato allievo di Enrico Pasquali medicinese come mio babbo e un grande fotografo italiano. Mi regalò una macchina fotografica. Il jazz, sì era di casa e fece parte della sua giovinezza “ americana” tra letteratura, musica e cinema.
Il tema della memoria attraversa tutta la raccolta. È più difficile ricordare o accettare ciò che si dimentica?
Credo sia più difficile accettare ciò che si dimentica purtroppo dimenticare è anche una reazione difensiva…occorrerebbe bonificare la memoria senza la quale noi non saremmo che esuli da noi stessi.
Il suo libro porta in primo piano il legame tra generazioni: quanto è importante, oggi, recuperare la voce di chi ci ha preceduti in un’epoca che sembra correre così veloce?
Ritengo sia fondamentale. I nessi sono catene di trasmissione ma questo lo sapremo forse solo col tempo al di là delle nostre intenzioni.
Guardando al futuro, sente che questa esperienza poetica abbia cambiato il modo in cui racconterà le sue storie e le sue prossime opere?
Penso di sì. Ho decisamente virato verso una dimensione confessionale anche se l’improvvisazione è sempre alla base del mio essere, vivere, scrivere.


