Il nuovo EP “Del vento e del mare” è il manifesto sonoro di un’artista visiva e intuitiva, che compone partendo da visioni interiori. Tra beat elettronici, orchestrazioni e simbolismo poetico, Zelda Mab costruisce un microcosmo dove vulnerabilità, ironia e libertà convivono in perfetto equilibrio.

Ogni canzone del tuo EP sembra un piccolo mondo. Come costruisci l’equilibrio tra testi e suoni?

Grazie per questa descrizione, che sento davvero calzante. A volte i testi nascono insieme alle melodie, e da lì costruisco l’impalcatura musicale attorno a ciò che è già venuto alla luce. In questi casi, l’equilibrio tra parole e suoni si crea quasi spontaneamente, in maniera organica. Durante il processo creativo successivo, certo, ci sono delle rifiniture e degli aggiustamenti, ma il nucleo rimane sempre fedele alla prima “canalizzazione” melodica. È in quel primo istante che la verità emotiva prende forma.

Quanto tempo ti ha richiesto la scrittura complessiva del progetto, e quanto è cambiato lungo il percorso?

Sono passati tre anni dal mio ultimo EP. In questo tempo ho scritto circa un centinaio di brani. Solo dopo un’attenta selezione ho identificato quelli che sentivo davvero allineati con ciò che volevo comunicare e con la direzione artistica che stavo cercando.
Il processo creativo di Del Vento e del Mare è stato più di una semplice scrittura: è stata una vera ricerca interiore e stilistica. Ho attraversato molti cambiamenti, personali e musicali, e tutto si è mosso molto velocemente. Ma ogni transizione mi ha avvicinata sempre di più a ciò che considero la mia visione sonora.

La tua musica ha un taglio cinematografico. Hai mai pensato a un progetto visivo completo che accompagni l’EP?

Assolutamente sì. Quando scrivo, visualizzo immagini prima ancora che parole o metafore. È un processo molto visivo, quasi da storyboard. Amo profondamente il cinema, e immaginare un progetto video che accompagni ogni traccia dell’EP è qualcosa che ho sempre avuto in mente.
Chissà, forse un giorno si realizzerà. Mai dire mai.

Nel brano Segreti di miele affronti maschere e verità rivelate. Da dove nasce questa riflessione?

Il tema delle maschere mi affascina fin da quando ero ragazzina. Nei miei progetti musicali precedenti ero solita travestirmi, indossare vere e proprie maschere di scena. Penso che il concetto di maschera sia profondamente radicato nella storia umana: non è solo qualcosa che nasconde, ma anche qualcosa che può rivelare.
La vera sfida, oggi, è riuscire a non indossarne affatto. Riuscire a sentirsi a proprio agio mostrando ciò che si è realmente, senza coperture. È solo accettando le nostre fragilità, i nostri difetti, che possiamo costruire rapporti sani, liberi da sovrastrutture. Credo fortemente che questa autenticità sia il primo passo per un cambiamento sociale e culturale positivo.

Quanto conta per te il concetto di identità nel tuo lavoro musicale?

Per me, fare musica non è solo un mestiere, è una vocazione. Senza quella chiamata interiore, si rischia di essere semplicemente un numero, un ingranaggio in un sistema che produce musica senza anima.
Oggi, purtroppo, vedo pochi veri autori, compositori o “alchimisti del suono”. La musica, se utilizzata solo per scopi commerciali, perde la sua funzione primaria: quella di elevare, trasformare, unire.
In questo senso, trovo quasi provvidenziale l’arrivo dell’intelligenza artificiale. Replicando la musica ripetitiva e senza identità, mette ancora più in evidenza il bisogno umano di imperfezione, di realtà, di unicità.
La mia identità artistica è il risultato di anni di studio, sacrifici, lacrime, notti insonni. È un marchio di fabbrica che ho difeso con le unghie e con i denti. E se un giorno arriverà un pubblico più vasto, sarà proprio quell’identità la mia bandiera. Ho sbagliato abbastanza da sola per sapere cosa voglio — e, forse ancor più importante, cosa non voglio.

Hai mai pensato di scrivere per altri artisti o di produrre musica al di là del tuo progetto?

Sì, mi è già capitato di ricevere proposte come ghostwriter o per collaborazioni produttive. Trovo l’idea stimolante e molto interessante, soprattutto perché permette di cambiare punto di vista e allargare i propri orizzonti creativi. Mi incuriosisce esplorare nuove voci, aiutare altri artisti a raccontare la loro verità. In fondo, anche questo fa parte del mio percorso evolutivo.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.