In un mondo dominato da dolore e oppressione, Giacomo Barzaghi sceglie di raccontare la speranza. Con “Come vasi di ceramica (Flares of Freedom)”, tra le fitte ombre di un regime di terrore, quasi distopico, a mostrarci luce tra le crepe, e da queste veder filtrare messaggi e visioni di libertà. Il romanzo, pubblicato il 30 giugno 2024, è molto più di una distopia: è un richiamo potente alla resilienza umana. Ci avviciniamo a Barzaghi, immersione dentro il cuore pulsante della sua opera, dove dolore e rinascita si rincorrono in un ritmo narrativo autentico e viscerale. Ne emerge il ritratto di uno scrittore che trasforma il vissuto in slancio creativo, e che crede profondamente nella forza dei legami, nella comunità come spazio di salvezza, nella letteratura come atto di resistenza.

Il titolo richiama fragilità e bellezza, ma anche possibilità di ricostruzione. Sono simbologie e allegorie centrali nel romanzo o sono solo aggettivi?
Il titolo è stato l’ultimo tassello che ho aggiunto al romanzo: avevo bisogno che fosse il più possibile evocativo del contenuto e dei messaggi della storia. Il titolo in sé, che non richiamerebbe ad un romanzo di avventura, assume senso nuovo e completo alla fine della fruizione della vicenda raccontata. È stato invece più facile pensare al sottotitolo, che originariamente doveva essere il titolo principale, ispirato dal brano Flares dei The Script, che a sua volta racchiude uno dei messaggi principali del romanzo.

Quanto è importante l’ambientazione distopica per veicolare il messaggio di questo romanzo? Pensi che tutto questo, allegoria facendo, parli della condizione attuale?
La distopia del romanzo è fondamentale per non esporsi ai pregiudizi dei lettori: solo sentendosi coinvolto come individuo e non come cittadino dell’uno o dell’altro Stato, il lettore può aprirsi a riflessioni profonde e vere sul proprio modo di stare al mondo. D’altronde è di questo che il romanzo parla, dell’uomo, non del cittadino.

Tutto nasce, come dici, da un periodo difficile della tua vita. Esiste dunque una forte componente autobiografica o il libro ti è servito ad uscire fuori dal contesto?
Devo essere onesto: la mia vita non è mai stata difficile. Vivo nella parte privilegiata del mondo e ho avuto molte possibilità di più di gran parte del mondo. Le vite difficili sono altre. Ma ognuno di noi vive fasi della vita in cui si verificano cambiamenti più o meno dolorosi o radicali. Il romanzo nasce come espressione di questi cambiamenti e delle riflessioni da essi scaturite, riflessioni che mi hanno portato a vivere la vita in modo più felice di prima. Dunque, perché non condividere alcune domande con i lettori, lasciando loro spazio per trovare le proprie risposte?

Parliamo di resilienza che penso sia un altro centro fondamentale: per te cosa significa per davvero?
Il romanzo è ambientato nel peggiore dei mondi possibili con l’intento specifico di mandare il messaggio che c’è sempre una via per rialzarsi o per provare a farlo. Certo, nella solitudine la lotta risulta difficile, quasi impossibile. Ma con l’aiuto e il sostegno di persone che risuonano con i nostri ideali e con i nostri sogni, tutto si semplifica.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.