Ci sono storie che non si leggono soltanto, ma si attraversano. “I pensieri di una donna scalza” è una di queste: un racconto potente e intimo che nasce dal dolore per trasformarsi in rinascita. In queste pagine, Emanuela Castaldo dà voce a “Ema”, una donna che fugge dalla violenza domestica e, nel farlo, lascia alle spalle non solo una casa, ma un’identità. Inizia così un cammino difficile e coraggioso, tra la ricostruzione di sé, la riscoperta dell’amore e il confronto con le proprie paure. Questo libro non è solo una testimonianza, ma anche un messaggio di speranza per chi ancora è intrappolato in una gabbia invisibile. Ne parliamo oggi con l’autrice, in un dialogo che ci porta dentro le pieghe emotive del suo viaggio.

Domanda a bruciapelo: pensi di essere riuscita a far capire le dinamiche della violenza e dei suoi risvolti psicologici?
Spero di sì in queste pagine ci sta tutta Ema nel dolore e nella forza, con la paura e la debolezza , ma anche tanta forza e determinazione
Il rapporto tra EMA e l’amore è segno anche di grandi costrizioni e superamenti. L’ostacolo più grande?
Fidarsi di nuovo di un uomo, riuscire a guardarlo e sperare non si trasformi in altra persona. Credo che quando io riusciró ad avere una quotidianità di nuovo con un uomo , ne sarò uscita
C’è un altro personaggio sottile nella narrazione ed è la maternità. In qualche modo che spazio prende e che peso ha?
Quello è il senso della mia esistenza. Vivo per i miei figli , per vederli sereni, per vederli crescere. Per sapere che un giorno non avranno dimenticato ma lo hanno superato.
Dunque, in chiusa: esiste la luce e un finale di equilibrio dentro il caos del dolore?
Si alla fine ha illuminato tutto come il sole che arriva e ti fa capire che devi sdraiarti , riprendere la tua vita e essere felice perché sei libera


