Mario Pietri contro la progressiva deindustrializzazione del continente europeo: “Vedo delle opportunità legate ai rapporti con i Brics”
Il Nuovo Ordine Interanzionalista, costituito formalmente a maggio di quest’anno, è un movimento politico volto a consolidare i rapporti di amicizia e collaborazione con le comunità, i governi e le ambasciate dei Paesi che oggi combattono il neo colonialismo imperialista della Nato, ripudiando la guerra e continuando a coltivare con orgoglio una visione socialista del mondo.
L’ organizzazione nasce con il supporto tecnico ed organizzativo dell’Istituto Italia Brics fondato da Vito Petrocelli. Gran parte della loro azione intende essere aggregatrice – e non divisiva – nelle aree politiche di interesse. Parliamo soprattutto di Cuba, Venezuela, Nicaragua, Bielorussia, Vietnam, Repubbliche Popolari del Donbass e ovviamente tutti i paesi BRICS+.
Proprio questi ultimi, secondo il filorusso Mario Pietri, membro direttivo e tesoriere del NOI, rappresentano un’opportunità per l’Europa data la loro crescente influenza sullo scenario economico internazionale. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una progressiva (ma radicale!) redistribuzione del reddito internazionale; al gruppo BRICS – da gennaio 2024 – si aggiungeranno altri Paesi tra cui gli Emirati Arabi Uniti e l’Iran, tutti Stati in forte crescita sotto ogni punto di vista, da quello demografico a quello industriale. Non è un segreto che siano proprio loro il centro di gravità economico mondiale, oltre che i principali player nel mercato degli idrocarburi.
Dallo scoppio del conflitto Russia-Ucraina in poi, moltissime cose sono cambiate. Non esistono più voli diretti tra Unione Europea e Federazione Russa; è stata sospesa la fornitura di parti di ricambio degli aerei alla Russia; stiamo assistendo a una progressiva riduzione dell’importanza del dollaro; gli Emirati preferiscono spostare i loro capitali dalle banche occidentali a quelle asiatiche, ritenute più sicure.
Mario Pietri crede in un tentativo di approccio e risoluzione dei conflitti in materia economica con la Russia. <E’ da folli non cercare un dialogo con i Brics, ma dopo l’Operazione speciale è sempre più difficile poter operare con la Federazione Russa, acquisire prodotti ed esportarli. L’UE sta accettando dall’America un complesso di condizioni non funzionali all’Europa stessa. Stiamo agendo contro la nostra convenienza, affossando le eccellenze italiane che hanno fatto fortuna proprio grazie ai rapporti commerciali con la Russia> dice Pietri. <Il nostro ruolo è quello di cercare di supplire, in termini di diplomazia economica, alle istituzioni schiave dei diktat che arrivano da oltreoceano. Vogliamo rilanciare il concetto di “interesse nazionale ed europeo” perché le sanzioni imposte stanno causando gravi difficoltà al settore industriale italiano.>.
Secondo Mario Pietri, l’Europa non ha una percezione corretta dell’economia e della cultura del regime di Putin. Anzi, sostiene addirittura che l’Europa sia fortunata ad avere come controparte un leader dalla lungimiranza del presiedente russo perchè – suo dire – nonostante siano state superate tantissime linee rosse da parte dell’occidente, la Russia ha mantenuto cautela per evitare un escalation del conflitto.
<L’ucraina ha perso, l’unica strada ragionevole sarebbe un negoziato di fronte a un’analisi realistica della situazione> continua Pietri. <Per l’Italia non c’è nemmeno la necessità di uscita dall’UE perché l’Europa imploderà da sè, con conseguenze devastanti>.
Nel mese di settembre l’indice manifatturiero tedesco è sceso a 39.8. Dato preoccupante per l’intero continente europeo. Le industrie chimiche tedesche, rifornite di gas liquido dall’America, non riescono più a rimanere competitive. E’ arrivato il momento di fare i conti con la crisi che questa assurda guerra ha generato.