di Michel Emi Maritato

Superato il vaglio di aspetti formali, l’avvocato Coppi chiede la revisione di un delitto controverso

Delitto di Avetrana: non sono bastate tre sentenze e le pesanti pene inflitte, per dipanare misteri, sospetti e conflitti familiari sul delitto che dieci anni fa ha scosso l’Italia. Ė un pomeriggio estivo, e caldo quel 26 agosto 2010 quando Sarah Scazzi, una biondissima e adolescente dai lineamenti delicati fa perdere le proprie tracce. La attende sua cugina insieme a un’amica per andare al mare. Ci troviamo ad Avetrana, centro del Salento di 6000 abitanti in provincia di Taranto, non lontano da Brindisi e Lecce. Della ragazza nessuna traccia ma in un primo momento si pensa a un allontanamento volontario e su questo si concentrano le indagini, ben presto caratterizzate da un’attenzione morbosa che si impossessa di tutta Italia facendo del caso un tormentone mediatico. Di botto, parenti e amici dell’adolescente sono catapultati nelle più seguite trasmissioni televisive che si occupano di casi di cronaca nera. La foto di Sarah, luminosissima, diventa un must su tutte le reti tv ma questo non aiuta gli inquirenti, che sono messi sulla buona strada soltanto un mese dopo, quando lo zio della ragazza Michele Misseri ritrova il suo cellulare in una zona di campagna non lontana da casa. Torchiato dagli inquirenti, il 6 ottobre a sera tarda confessa di aver ucciso Sarah nel proprio garage dopo un tentativo di stupro e fa ritrovare il corpo in fondo a un pozzo. Da allora si succedono i colpi di scena. Avetrana diventa un set televisivo assediata da telecamere e cronisti, che inscenano dirette 24 ore su 24. Prima la scomparsa, poi la morte della quindicenne e tutto il contorno dei parenti. Oltre allo zio reo confesso si impossessano della scena la moglie di lui Cosima Serrano e la figlia Sabrina Misseri, che ben presto saranno al centro della tragica vicenda. su cui ancora oggi serpeggiano dubbi, tanto da far richiedere al principe del foro Franco Coppi, legale di Cosima e Sabrina condannate all’ergastolo in via definitiva, la revisione del processo. Convinto della innocenza delle due donne, il blasonato avvocato di recente ha presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, richiesta giudicata ammissibile. “Sono sicuro che siano innocenti – ha spiegato in una intervista ad HuffPost – ma purtroppo si è creato un clima tale intorno al processo e all’intera vicenda che non siamo riusciti a far emergere la verità”. Punta il dito sulla spropositata attenzione mediatica il legale, secondo cui tale clima avrebbe influito non solo sul verdetto finale ma su ogni tappa dell’intero giudizio. Al centro di tutto è Michele Misseri, un personaggio enigmatico, un uomo apparentemente umile che però rivela un temperamento tutt’altro che lineare, con i continui ribaltamenti della versione dei fatti. Ancora oggi, dopo la condanna di moglie e figlia, continua a dichiararsi l’unico colpevole ma l’autopsia – che non rileva violenza carnale sul corpo della ragazza – smentisce categoricamente tale possibilità. Il 21 ottobre infatti si assiste al colpo di scena: dopo aver raccolto svariate testimonianze e controllato i tabulati dei telefoni cellulari dei protagonisti della torbida storia, si arriva alla incriminazione e al successivo arresto della cugina di Sarah, Sabrina Misseri. Il quadro per gli inquirenti è chiaro: la giovane l’avrebbe strangolata per gelosia. Un uomo conteso tra le due, il cuoco Ivano Russo sarebbe la causa dell’atroce delitto. E zio Michele avalla l’accusa, contraddicendosi e dichiarando soltanto di aver contribuito a nascondere il cadavere mentre il quadro familiare si complica, con l’arresto della moglie Cosima Serrano accusata di concorso in omicidio. Tutta Italia col fiato sospeso assiste di giorno in giorno alla evoluzione della storia: una famiglia degli orrori in cui non si risparmiano i colpi di scena. Testimone chiave dell’accaduto è il fioraio Giovanni Buccolieri, negozio vicino a casa Misseri che avrebbe visto salire Sarah caricata a forza da zia e cugina sull’auto di famiglia. Subito dopo il commerciante manifesterà i suoi dubbi sulla dichiarazione rilasciata, sostenendo di aver soltanto “sognato” la scena. Per i giudici è tutto chiaro: Sarah è stata strangolata dalla cugina con la complicità della mamma di lei, probabilmente durante un feroce litigio scatenato dalla gelosia per Ivano. Si dice che la donna incriminata si fosse offerta a lui ricevendone un rifiuto e che l’episodio sia diventato di dominio pubblico perché reso noto dalla vittima. Questo avrebbe scatenato la furia delle due contro una adolescente che ha pagato la sua ingenuità con la vita. E intanto Michele che insiste sulla sua colpevolezza, forse per amore paterno, fra poco potrà uscire dal carcere, avendo già scontato 3 anni e sei mesi degli 8 inflitti. Potrà usufruire dei benefici penitenziari e delle misure alternative al carcere. E ora si attendono i non brevi tempi della Corte europea, dove si è superato il primo vaglio di carattere formale. Ma il delitto di Avetrana rimarrà nell’immaginario collettivo come una tragica saga in cui si rispecchiano molte delle vicende del nostro Paese.

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Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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