Esordio discografico per Tommaso Talarico. Un bellissimo disco di canzone d’autore. In rete il video ufficiale.
Altra pubblicazione RadiciMusic curata nell’estetica davvero egregiamente. E come sempre ci si aspetta dai loro dischi grandi contenuti. Ed è il caso di questo esordio che sfoglio tra le mani con molto fascino e che poi suona benissimo una volta messo in moto. Parliamo di Tommaso Talarico che esce allo scoperto in età matura – in genere i primi dischi ce li aspettiamo intorno ai 20 anni… Si intitola “Viandanti. Canzoni da un tempo distante” – che forse avrebbe potuto scrivere con un carattere diverso visto tutto l’impatto grafico di grandissimo gusto. Ma dettagli a parte, questo disco è importante nei suoni come nei contenuti di grandissimo appeal classico, quel classico della canzone d’autore che ha fatto storia. E tra richiami e assonanze, tra un De Gregori e un Fossati, tra un Fabi e un Silvestri, c’è aria di personalità matura di sensibilità acuta e raffinata, che un poco trema come i meravigliosi glissati di voce che ha, che con le parole mette in scena un teatro della vita fatto di cose semplici, di visioni popolari, di giorni quotidiani e di amori davvero romantici. Un bel disco, pulito, senza fronzoli, sincero. Un bel disco di esordio quello di Tommaso Talarico
Spulciando molta critica della canzone d’autore di stampo americano e anche diverse pubblicazioni riguardanti il tuo lavoro c’è una cosa che torna spesso ed è il romanzo di “Alice nel paese delle meraviglie” di Carroll. Dylan come Cohen ma come tantissimi altri. Talarico che risponde (citando anche il singolo di lancio)?
Il romanzo di Carroll è stato utilizzato moltissimo tra i cantautori e non solo. Probabilmente i personaggi che lo popolano si prestano bene al larghissimo uso della metafora che è stato fatto, da Dylan e Cohen in poi , nel mondo della canzone d’autore. La mia Alice è una figura moderna, che si muove in un mondo molto poco fiabesco, in cui alcuni personaggi delle favole classiche e dei cartoni animati ,quindi della cultura pop,vengono utilizzati per descrivere aspetti e situazioni della contemporaneità. Questa canzone è nata in un modo curioso, mentre cercavo il bandolo della matassa di un altro pezzo, senza riuscire a trovare la quadra. Così, forse per frustrazione, buttai giù questo pezzo, magari un pò qualunquista. Lo scrissi in venti minuti, divertendomi molto.
Che poi nella bellissima “Il dono” torna un immaginario di visioni romantiche e di disegni poco reali se vogliamo. Quant’è importante la pelle come immagine per tutte le cose da raccontare?
“Il Dono” è la canzone, in un certo senso , più erotica del disco, pur avendo un fondo di malinconia e un profumo di cose andate o non vissute. In un pezzo così la pelle è fondamentale, per descrivere odori e immagini, per comunicare sensazioni e sapori. E’ una canzone in cui è presente il corpo, il contatto, quindi la pelle.Volevo che questa corporeità arrivasse viva nell’ascolto, spero di essere riuscito nell’intento.
Bellissima “Eolie”. Mi colpisce particolarmente anche quel tuo glissato di voce. Come nasce ma soprattutto da dove viene un simile brano?
“Eolie” è figlia di un momento particolare della vita, in cui accanto alle paure e alle incertezze del momento , c’era anche l’attesa, e probabilmente la speranza, di qualcosa di nuovo e bello che sarebbe arrivato certamente. E’ una di quelle rare canzoni in cui sono presenti contemporaneamente passato, presente e futuro. La scrissi ripensando a un viaggio a Lipari, in un’estate tormentosa, alla visione dello Stromboli in eruzione dalla nostra barchetta in mezzo al mare, a un amore di passaggio. In “Eolie” ogni cosa è al contempo reale e simbolica. E’ una canzone che amo molto, la cantai per la prima volta in pubblico con la chitarra a casa di un amico dove ero ospite, a Giarre, davanti ai suo genitori. In quel momento pensai ” questa è una bella canzone”.
Viandanti e pellegrini. Essere artisti significa anche questo per te?
Assolutamente. La dimensione del viaggio contiene in sé anche quella dell’incontro e della contaminazione con altri mondi, persone, realtà. Sono esperienze umane che necessariamente ci cambiano, e devono anche cambiare il nostro modo di raccontare, di scrivere canzoni. Questo è il mio primo disco, che ha tratti certamente riconoscibili, però coltivo l’ambizione di poter sperimentare strade e linguaggi diversi, tenendo sempre presente la necessaria onestà verso se stessi e il pubblico. Sono già al lavoro per questo
Da queste canzoni cosa ti spetti? Un modo per sopravvivere con te stesso o una soluzione buona per esistere agli occhi degli altri?
Non credo sia necessario scrivere canzoni , dipingere quadri o fare film per esistere agli occhi degli altri, sarebbe terribile. Scrivere canzoni, come qualunque espressione artistica, dovrebbe corrispondere sempre a una necessità individuale, avere qualcosa da dire, raccontare o magari urlare. Poi chi lo fa ha sempre presente un pubblico, è chiaro che vuole essere ascoltato, non ho mai creduto a chi dice ” io scrivo solo per me”. E questo, attenzione, non vuol dire cedere alle mode o a leggi di mercato, ma avere consapevolezza che l’arte è comunicazione, anche quella che racconta l’incomunicabilità . Ciascuno è figlio del suo tempo. Non è che mi aspetti niente di che. Spero di avere ancora la possibilità di suonare dal vivo e incidere canzoni. E che qualcuno le ascolti. Tutto qui.
Un disco come questo ha bisogno di tempo per essere digerito. Oggi viviamo nel tutto e subito. Una guerra persa o una guerra da ignorare?
Oggi viviamo immersi in un tempo che è molto più veloce, è sempre più raro che un disco venga ascoltato più di una o due volte, l’offerta nella musica, come in tutto il resto, è gigantesca.. Bisogna avere consapevolezza di questo, sono un granellino lanciato nel mare magnum dell’intrattenimento fine a se stesso. Però non credo che sia un disco difficile.Forse alcuni temi trattati possono essere definiti così, ma c’è anche tanta leggerezza. Forse, rispetto a prima, la nostra capacità di concentrazione è limitata, però credo che tornerà la voglia di profondità, di un pensiero “spesso”, come ho sentito dire ad Alessandro Bergonzoni durante uno spettacolo. Probabilmente, per rispondere alla tua domanda, per ora è persa qualche battaglia. Dobbiamo ignorare le battaglie perse, perché la guerra è ancora lunga.



