Nuovo disco per Pier Mazzoleni: questa volta il musicista e compositore fa della sua canzone d’autore un viaggio spirituale di se stesso e di tutti gli uomini.

Si intitola “Gente di terra” questo nuovo bellissimo lavoro discografico di Pier Mazzoleni. Intenso e per niente digeribile in pochi istanti di tempo, affatto laccato e da gran commercio nonostante la scelta di realizzare un video clip assolutamente fuori linea e per nulla coerente con il contenuto discografico che invece si presenta ricco di ricerca e di spiritualità. Il viaggio che narra Mazzoleni è il divenire dell’uomo attraverso la propria vita, nell’incontro e nello scontro con figure allegoriche e personaggi di terra, luoghi reali e momenti illusori. Un lavoro popolare direi nobile in una bella accezione del termine in cui non si fa certo sconti all’uso dei tempi moderni e della forma canzone che tanto piace anche alla conclamata scena indie.

“Gente di terra”, un quinto disco in cui racchiudere quale grande evoluzione di Pier Mazzoleni?
Grazie perché mi dai modo di ribadire che questo è, come ho specificato più volte, il quinto disco finito ma il quarto in studio e pubblicato. E la sola fatica fatta per essere arrivato alla sua uscita, credimi, è già una grande evoluzione personale! Oltre che una soddisfazione. Non ti racconto le vicissitudini nel lavorio di questi ultimi due anni (almeno due!), le volte che ho visto e cancellato testi e musiche e quelle in cui ho dovuto scremare dalle circa quaranta canzoni iniziali per scegliere le tracce del disco… ti risparmio la noia di ascoltarmi. Parli di grandi evoluzioni, io mi limito a chiamarla esperienza, forse sviluppo; e quest’ultimo dipende da tanti fattori. Dipende da quante volte sei disposto a cadere e poi ripartire, da quanto pensi che il tuo intimo possa essere messo in gioco… dalla non preoccupazione di quello che ti potranno dire in seguito o dalle tante volte che ti metteranno un marchio. Come sempre succede. Se si fa con piacere il proprio mestiere si accresce, è appurato, cambia il modo di valutare e di porsi di fronte alle cose. Incontri gente e scambi opinioni… pigli pugni in faccia e questo è fondamentale. Ma devi accettare di non essere l’unica voce che può parlare ed è necessario ascoltare chi ha da dire. Insomma, devi essere una spugna che assorbe e impara, perché la vita insegna e a volte dobbiamo stare zitti e saper acquisire. Per quel che riguarda il mio rapporto con chi collabora con me (in ogni cosa che faccio) ritengo di saper ascoltare e di mettermi in gioco anche più volte in un uno stesso giorno. Sono uno che chiede scusa per gli errori che commette… non provo umiliazione nel farlo. L’evoluzione ce la regala il calendario, il mattino successivo, aprendo gli occhi un’altra volta, dopo aver dormito un buon sonno ed essere andati a nanna con la coscienza a posto.

Parlaci di Jazzy tanto per citare le “origini”
Ehhh, mica pizza e fichi mi chiedi! Difficile da spiegare, ti dico quel che è per il sottoscritto. Jazzy è tutto quel che non appartiene al jazz e non è pop, o almeno questo è il concetto che ho assorbito io negli anni. Quella “y” finale nella parola presume leggerezza, come a dire, sofficità e morbidezza, e lascia intendere che lì ci potrebbero essere degli strumenti, degli arrangiamenti e dei punti di vista legati alla tradizione del jazz. Ma i puristi potrebbero obiettare. Io ho sempre detto di non essere un jazzista puro, lo dico ancora a voce piena prima di farmi scagliare i pomodori dai veri jazzisti. Sono un cantautore che ha questo pallino e cerco di tenermelo ben stretto e di difenderlo. Amo ovviamente il jazz, lo ascolto e lo pratico al pianoforte e con la fisarmonica, e anche ai miei allievi a scuola lo propongo. Ho un buon numero di dischi e mi interesso sinceramente di quell’ambiente. Tanto che gli accordi che uso nelle canzoni, almeno in quelle contenute nei tre precedenti dischi e non in “Gente di terra”, sono accordi più complessi del normale. Pochi maggiori e minori, molte semidiminuite e tanti rivolti e poi pedali a gogò. Lo dico per chi volesse ragionare di tecnicismo, e vi rimando all’ascolto di tutto il disco “L’isola”, il primo a nome mio che non ho mai nemmeno per un attimo ripudiato. Oggi lo rifarei così, dieci anni dopo. In definitiva, ho semplicemente cercato un ambito di genere che mi assomigliasse maggiormente e mi sono trovato subito bene con il jazzy, che resta peraltro una parola inventata e inesistente in natura. Lì sono rimasto: e ora non cambierei. Ma se per origini intendi i primordi, ti dico che allora il mio primo viaggio è stato il piano-bar… tutto compreso! Musica pop, swing, cover italiane. E’ stato il primo amore dell’adolescenza che ho praticato per un buon numero di anni. E lo pratico ancora a casa con gli amici…

In rete il video del singolo “Volo”. Come mai questa scelta e come mai questo video?
A te piace questo video? (ride). A me sì, devo dire molto. Per quanto io mi possa intendere di video. Inizialmente dovevano essere altre le scene girate, con un drone che filmasse dall’alto per simulare la sensazione di volo. Naaahh!! Abbiamo pensato che fosse banale e forse lo era davvero. Avevo messo nel cassetto l’idea di fare il video per il momento, quando a Genova, parlando con una persona, si è deciso lì per lì e la cosa mi ha ingrifato molto. Ingrifare… tu conosci questo verbo, vero, è intransitivo! (risata). Se poi guardiamo la cosa da un punto di vista più estetico, devo dire che le tre donzelle che camminano su per la scala e mettono in mostra il… sorriso… beh, questa credo sia la parte più interessante e istruttiva del girato. Non è certo la mia bella faccia a ottenere consensi, vuoi mettere? C’è una trama sintetica da raccontare. Io sono rapito dal sogno del volo, penso a questa ragazza misteriosa e la idealizzo. Sempre nel sogno la incontro e ballo con lei, sotto quel meraviglioso gazebo di tende… poi sparisce da me ma rimane a ballare da sola. E io sogno di essere libero, lontano dal caos e dai pensieri e questa ragazza, Mariarita, è il ponte tra me e il viaggio. Tutto torna…

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.