VENTONUOVO. EU ha incontrato l’artista Tino Crispi per discutere di uno dei maggiori fenomeni mediatici del millennio: i talent show.
- Tino, i palinsesti televisivi ormai vedono il susseguirsi di molteplici talent show. Cosa pensi del dilagare del fenomeno e, soprattutto, del loro “modus operandi” per “lanciare” i nuovi talenti?
- Trovo, indubbiamente, che siano una grande e preziosa opportunità offerta ai giovani per presentarsi sul palcoscenico italiano e non solo. Devo constatare, però, che non contribuiscono affatto a dare al giovane o alla giovane talentuosa che sia una base solida da sfruttare, poi, per la loro carriera futura. Credo, quindi, che si tratti la cosa con molta superficialità. Ovviamente ogni programma, poi, ha il proprio DNA…
- Ovverosia? Spiegaci meglio…
- Intendo dire che vi sono programmi in cui prevale la vacuità e programmi, invece, messi a punto bene,che possono contribuire veramente allo sviluppo dell’artista.
- Ad esempio?
- Ad esempio “Forte forte forte” di Raffaella Carrà o Amici di Maria De Filippi. Credo, riguardo all’ultimo, che esso sia espressione esemplare dell’esperienza della De Filippi in questo campo. Lo dimostra la scelta dei coach stessi. Ha sempre messo al fianco dei ragazzi personaggi competenti, cosa che spesso, invece, non avviene in altri talent. Una volta, ad esempio, mi è capitato di vedere un famoso stilista straniero giudice di una gara canora… voglio dire,va bene la completezza artistica, ma ci sono in ballo conoscenze settoriali non indifferenti.
- A questo proposito, sono recenti le dichiarazioni di Rudy Zerbi circa l’occasione che gli aprì le strade nel mondo della tv. Ha dichiarato, difatti, di aver ricevuto la proposta da Maria De Filippi dopo essere stato licenziato dalla Sony. Ora, partendo da questo spunto, ritieni che, a volte, i talent vengano usati per dare luce ad artisti messi in secondo piano dalle new entry,figlie, spesso, della “iperattività” discografica?
- Penso, sinceramente, che ciò non sia di per sé negativo. A renderlo negativo è il fatto, al quale prima ho accennato, che spesso si impiegano soggetti appartenenti ad un mondo differente da quello del canto o della danza.
D’altro canto, è da dire che potrebbero impiegare il loro talento per dare vita a qualcosa che davvero potrebbe fornire una solida base culturale ai nostri giovani.
- Ti riferisci alle accademie?
- Sì, proprio a quelle. Penso che avrebbe un ritorno sociale non indifferenze la nascita di un’accademia anziché quella di un nuovo talent. Lo dice la parola stessa: show. Prima di mostrare, però, bisogna costruire.
- Cosa pensi trasmettano alle nuove generazioni questi programmi?
- Penso che non siano in grado di trasmettergli valori concreti. Spesso fanno trapelare l’orrenda idea che basti comporre un brano per diventare un cantante,quando invece non è affatto così.
Spesso si giunge alla mera emulazione. Noto con dispiacere che ormai le nuove generazioni non esprimono la propria personalità e si omologano. Non hanno capito, però, che chi ha fatto la storia dell’arte lo ha fatto proprio perché è riuscito ad esprimere ed affermare sè stesso.
- La rilevanza che si dà a questi programmi e il proselitismo per questi personaggi è spesso troppa, basti pensare alla povera Cristina Grimmie, uccisa ad Orlando a soli 22 anni mentre firmava degli autografi…
- Mi è dispiaciuto moltissimo per quella povera ragazza. Sì, purtroppo, come ti dicevo prima, spesso si pensa solo ad emulare il personaggio e seguirlo pedissequamente anche nella vita quotidiana, fino ad arrivare a casi veramente estremi…
- Come pensi, invece, che si possa sfruttare positivamente il mezzo “talent”?
- Penso che debba essere una tappa conclusiva di un lungo percorso formativo, solo allora si potrebbe seriamente pensare ad una lunga e proficua carriera successiva. Per questo ritengo, ad esempio, che anche lo Stato stesso dovrebbe incentivare lo studio artistico con più strutture adeguate e, perché no, master all’estero. Purtroppo, però, non si fa altro che tagliare sulla cultura e altri settori importanti, baipassando tutto nell’indifferenza.


