di Elena Sparacino

Tutto parte dall’induzione di un vaccino sperimentale contro la malaria, cui Stromae (al secolo, Paul Van Haver) si era sottoposto in previsione del tour africano, avviato da metà maggio; è proprio la reazione negativa legata alla profilassi antimalarica, però, che l’ha visto costretto ad annullare le date, e con esse tutti i concerti previsti fino al 2 agosto. Tra questi, le due attesissime tappe italiane: 8 luglio al Postepay Rock a Roma e 14 luglio all’Hydrogen Festival di Padova (Piazzola sul Brenta).

«Dopo aver cancellato il concerto di Kinshasa (nella Repubblica Democratica del Congo, n.d.r.) – si legge in un comunicato del management dell’artista belga – l’esame medico ha rivelato che Stromae sta subendo gravi effetti collaterali dovuti alla profilassi antimalarica. Allo stato attuale gli è stato imposto di permanere in ospedale in modo da essere costantemente monitorato dall’equipe che lo sta seguendo». Una condizione che lo obbliga a rinunciare anche agli show di Londra (Wireless Festival, 5 luglio), Lisbona (Nos Alive Festival, 11 luglio), Locarno (Moon & Stars Festival, 13 luglio), Spagna (al Festival Internacional de Benicàssim, 17 luglio), fino a oltreoceano, dove avrebbe dovuto esibirsi in Canada a Montreal (Osheaga Music & Arts Festival, 31 luglio) e in USA a Chicago (Lollapalooza Festival, 2 agosto). Un totale di nove concerti, per i quali al momento non risultano previste riprogrammazioni.

Al momento, infatti, la preoccupazione per lo stato di salute del cantautore trentenne sembra destinata a crescere: secondo la radio Europe 1, non sarebbe attualmente nemmeno in grado di sostenere una telefonata. Ma ancora, su Il Fatto Quotidiano si citano voci senza conferma che parlano di una possibile «“depressione nervosa” all’idea di visitare il Ruanda, dove il padre del cantante è morto durante il genocidio nel 1994. Secondo altri, proprio la tappa a Kigali avrebbe causato minacce ai suoi familiari». Stromae è infatti nato in Belgio da madre belga e padre ruandese, l’architetto Dylan Steven. Una pagina triste della sua storia, e una frattura forte per la sua persona, come emerge tra le note di Papaoutai.

Non solo i problemi familiari, infatti, ma anche molti altri tasti dolenti e controversi Stromae esorcizza attraverso la catarsi delle sue composizioni: nell’album Cheese (il cui stesso nome fa ironico riferimento ai sorrisi forzati davanti alle macchine fotografiche) affronta temi quali l’amore non corrisposto, la violenza, l’estate e la fede. Ma è proprio in Racine Carrée, reso forte dalla sua consolidata maturità artistica, che si apre ad approfondimenti più seri e specifici, come l’alienazione da social network in Carmen, il cancro dovuto al fumo (Quand c’est?) e la malattia più in generale in Moules Frites, le incomprensioni alla base dei problemi di coppia (Tous les mêmes, Formidable) e – non ultimo – la denuncia del comportamento di apatia da parte della società nei confronti di realtà scomode come razzismo, sessismo e omofobia (Bâtard, titolo dal significato intuibile). Una grande forza d’animo dunque, oltre che un incredibile talento: dalla poetica variegata, la produzione artistica di Stromae è caratterizzata dalla pluralità di stili e dalla commistione tra generi che derivano dall’influenza dell’artista, cresciuto (in tutti i sensi) bazzicando tra il rap e la musica house, con ossimori che accostano l’hip hop alla musica d’autore, la musica dance anni novanta alla world music (con particolare inclinazione naturale per l’afrobeat e la rumba congolese, per l’uso delle percussioni). Il tutto condito da un amalgama tra il soul e l’elettronica: mai banali, le sue sonorità includono strumenti dai dialoghi nuovi tra loro, come banjo e viola, ma anche tastiere di vario tipo, kazoo e digidesign Mbox2. Non a caso, il suo nome d’arte deriva dalla parola «maestro» in gergo verlan.

La passione precoce per la musica, emersa a 11 anni, l’ha votato a un lungo percorso che parte dall’accademia musicale di Jette e dal lavoro nei fast food per mantenersi gli studi, fino ad esperienze poliedriche come rapper e perfino produttore discografico (con l’etichetta indipendente Because Music e Kilomaître). Non ha mai abbandonato però la passione per la musica, diffondendo i suoi video in streaming sulla rete, accompagnati da quelle che lui chiamava “Les leçons de Stromae”, ovvero la spiegazione dai toni didattici delle sue creazioni musicali. Un genio che ha portato il suo profilo MySpace a ben 300.000 visite; un dato utile quando, nel 2009, il manager musicale Vincent Verbelen si imbatté casualmente nelle sue composizioni e ne rimase colpito al punto da fargli siglare un contratto con la Vertigo Records, di proprietà della Mercury Records. Dal suo primo album, uscito nell’estate 2010 e reso noto (anche in Italia) dal brano dance Alors on danse, la sua energia musicale ha saputo sedurre non solo le classifiche dei Paesi Europei, ma anche interessi d’oltreoceano come Will.I.Am nel 2011, e più avanti Lorde, Pusha T, Q-Tip e Haim, con cui nell’ottobre 2014 ha collaborato alla realizzazione del brano Meldown per la colonna sonora del film Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte I.

Il suo talento è stato globalmente riconosciuto per la prima volta nel 2011, quando ricevette la candidatura agli MTV Europe Music Awards per la categoria “Best Belgian Act”. Ma il vero exploit, dopo un 2012 di silenzio, è stato il secondo album Racine Carrée (“radice quadrata”, tradotto graficamente dal simbolo matematico √), che non solo ha venduto oltre un milione di copie in Francia, ma il 6 marzo 2014 è arrivato a piazzarsi al primo posto anche nella classifica FIMI degli album più venduti in Italia: un inedito assoluto, per un disco in lingua francese. Impossibile non lasciarsi incantare dai ritmi meno commerciali ma per questo ancora più coinvolgenti come quello che accompagna il drammatico testo di Papaoutai, il video (quasi amatoriale) di Stromae che si finge ubriaco alle porte di Louise (Bruxelles) in Formidable, o dalla composizione e i virtuosismi dei registri vocali di Tous les mêmes, accompagnata da un videoclip ancora una volta ricco di spunti e impressioni emozionali.

Per quanto riguarda il rimborso, TicketOne risarcirà il pubblico interamente (incluso i diritti di prevendita) previa richiesta presso il relativo Punto Vendita a partire da mercoledì 17 giugno entro e non oltre lunedì 3 agosto. Non saranno considerate le richieste di rimborso per acquisti effettuati al di fuori dei canali ufficiali di vendita: Ticketone, Vivaticket, Unicredit, WOL/Zed Live, Box Office Lazio, Vivaticket, Bookingshow, Etes, Postepay. L’importo verrà riaccreditato con lo stesso metodo di pagamento utilizzato per l’acquisto; per ulteriori dettagli e informazioni, TicketOne suggerisce di contattare il circuito via mail all’indirizzo ecomm.customerservice@ticketone.it.

Elena Sparacino

Ci fu un tempo in cui voleva fare la giornalista; poi ha capito che quello che in realtà voleva fare era scrivere, che è una cosa diversa. Laureata in Comunicazione, ama amare le cose: soprattutto, ama il teatro su e giù dal palco, ama l’enogastronomia, ama l’arte, ama viaggiare, ama conoscere, e ama farsi contraddire scoprendo e condividendo nuovi punti di vista. «O' capisti? Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del Paradiso quando eri picciriddu»: per Vento Nuovo si occupa di cinema e spettacolo, con inevitabili incursioni digitali e gastronomiche.

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