di Elena Sparacino
Se c’è una caratteristica tipica della corrente neorealista italiana, è la bizzarra devozione che il Paese prova nei suoi confronti. Un’epoca di cultura grezza, semplice, povera, a cui però l’Italia (e il mondo con essa) ancora oggi non manca mai di riconoscere i meriti. Un nuovo modo di guardare l’arte, un modo nuovo di guardare la vita: da una finestra preferenziale, aperta per sancire la libertà dai vincoli di un ventennio di guerre. Il neorealismo è l’Araba Fenice italica, la più grande presa di coscienza del Vero di un Paese stravolto dal Dopoguerra; una corrente di risonanza incredibile, inizialmente svilita ma la cui miliarità si è affermata grazie al suo essere trasversale. Cinema, fotografia, letteratura, musica, teatro: un percorso tout court che Torino – a sostegno dei programmi legati a Expo 2015 – dalla fine di aprile calcherà fino al novembre 2015.
Il progetto, lanciato all’ombra della Mole dalla Mostra sul Neorealismo in esposizione al Museo Nazionale del Cinema, coinvolge in un percorso interdisciplinare alcuni tra i principali musei e istituzioni culturali del capoluogo piemontese, quali Il Circolo dei Lettori, Palazzo Madama e Camera – Centro Italiano per la Fotografia, la Fondazione del Teatro Stabile di Torino, Scuola Holden, Università degli Studi di Torino-Dams e FolkClub. Sette mesi che prevedono un ricco e poliedrico programma di eventi, spettacoli, mostre, concerti, letture e incontri, orientati a comprendere un periodo della storia e della cultura italiana che ha lasciato profonde tracce nel nostro presente.
Sempre restando nel contesto delle esposizioni temporanee, dal 22 aprile al 13 settembre Palazzo Madama ospiterà la mostra dedicata a uno dei più importanti fotografi italiani del XX secolo: Federico Patellani – professione fotoreporter. La personale consterà di una selezione di circa 90 fotografie in bianco e nero tratte dal suo archivio, tappe di una carriera che spazia per temi e arco temporale, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale al filone delle fotografie di viaggio che ne caratterizzano lo stile della metà degli anni Sessanta. Un iter che attraverso il realismo delle sue immagini traccia, fedele, la storia artistica del primo fotogiornalista italiano. Parimenti, Camera – Centro Italiano per la Fotografia proporrà, nel mese di ottobre 2015, Incontri: fotografia e neorealismo. Storie, documenti e visioni del dopoguerra italiano, un ciclo di approfondimenti sulle convergenze tra il movimento culturale più rappresentativo del dopoguerra italiano e la fotografia, raccontate da storici e studiosi.
Quanto agli eventi, il ricco programma apre il 12 e 13 maggio con un progetto a cura di Valter Malosti, che alle Fonderie Limone porta in scena gli allievi dell’ultimo anno della Scuola per Attori con un omaggio al ciclo de I segreti di Milano (L’Arialda e la Maria Brasca) di Giovanni Testori. Così la Fondazione del Teatro Stabile di Torino vuole ricordare l’incisiva fotografia che l’autore seppe ritrarre dell’anima della periferia milanese negli anni del boom economico. Bisognerà poi attendere fino al 19 e 20 settembre per le Questioni private della Scuola Holden, un reading di due giorni per ripercorrere la pluralità di sguardi del Neorealismo attraverso il ricordo di Beppe Fenoglio e Natalia Ginzburg: due trekking narrativi che si legano profondamente al territorio piemontese, in bilico tra la crudezza dello sguardo e lo sperimentalismo della narrazione.
Nel mese di ottobre, Il Circolo dei Lettori propone un ciclo di quattro incontri a cadenza settimanale (7-14-21-28 ottobre), per rileggere le pagine perno della letteratura neorealista insieme a chi lo scrittore lo fa di mestiere: Conversazioni sul Neorealismo è un ponte tra la ricerca moderna e l’omaggio allo “sguardo lucido e incisivo” di un tessuto narrativo onesto, le cui voci hanno testimoniato, attraverso il racconto, il mutare di una Storia difficile. Due gli appuntamenti invece con il FolkClub, che il 9 e 30 ottobre presenterà Cantare la realtà, due concerti che rappresentano le storiche esperienze di un nucleo di intellettuali, autori, e musicisti che si oppongono polemicamente al modello della canzonetta innocua e commerciale. Materiale originale e recupero attraverso la ricerca sul campo.
Da ultimo, a novembre (dal 17 al 19) il dipartimento di Studi Umanistici – DAMS dell’Università degli Studi di Torino, organizzerà il convegno internazionale Intorno al Neorealismo: voci, contesti, linguaggi e culture dell’Italia del dopoguerra, un’attenta analisi e riflessione sulla complessa geografia socio-culturale ed estetica sottesa al Neorealismo italiano. Un evento a cui vale senza dubbio la pena presenziare, ma non prima di aver approfondito attraverso le sue esperienze i tratti somatici di questo fenomeno; tutti gli eventi e i relativi approfondimenti sono riscontrabili nel nuovo sito www.neorealismo.com.
Si tratta di una rilettura corale dell’esperienza estetica più significativa del Novecento italiano, articolata in contenuti artistici e culturali di varia natura che tengono conto delle innovazioni formali e contenutistiche introdotte dal (non) paradigma neorealista. Un’ondata che ha investito veemente tutte le principali forme espressive, con ripercussioni oggettive sulle similari correnti d’Oltralpe (vedasi le nouvelles vagues francesi) e forte eco sulle produzioni trasversali di artisti moderni e contemporanei di tutto il mondo. Un viaggio di riscoperta di pochi mesi che invita a riscoprire le radici della “rottura della rottura”, che ha spazzato via il disordine caotico e surrealista delle sovrastrutture futuriste con una disarmante riproduzione del Vero, humus pulsante per ricominciare a creare da zero.


