Di Giovanni Lucifora
“Emanuela è stata vista in tutto il mondo”, dice ironicamente Pietro, “e di ipotesi ne abbiamo sentite anche troppe”, aggiunge il fratello di Emanuela Orlandi. E in effetti di teorie in 33 anni ne sono state prodotte molte ma nessuna ha portato alla verità.
La pista dei preti pedofili, un ricatto finito male che coinvolge lo Ior, il banco Ambrosiano e la banda della Magliana o la pista internazionale legata all’attentato a Wojtyla in piazza san Pietro.
Queste le principali ipotesi che nel tempo hanno attirato maggiormente l’attenzione dell’opinione pubblica. Il tutto condito da un reo confesso che, come nelle migliori fiction, esce allo scoperto e rivela di aver partecipato al rapimento di Emanuela e a quello di un’altra quindicenne, un mese prima, Mirella Gregori. Tanti, troppi elementi, depistaggi e mezze verità ma adesso l’inchiesta giudiziaria è stata archiviata. La procura di Roma infatti non ritiene opportuno proseguire con le indagini.
A rimanerci male per primo forse sarà stato proprio il reo confesso, Marco Fassoni Accetti, quando ha saputo della richiesta di archiviazione sul filone d’inchiesta che stava seguendo il procuratore Giancarlo Capaldo. Acqua passata, ora di questa vicenda se ne continuerà a parlare e scrivere solo sui giornali o nei social network. La giustizia per il momento si è arresa. Ha alzato le mani ammettendo la sconfitta, come in altri casi del resto. Però qui c’è anche un’ammissione, una dura ammissione e nasce da una domanda: lo Stato Vaticano, ancora oggi, non permette alla giustizia italiana di indagare?
Basta un si o un no perché questo è il punto e l’archiviazione è già di per se un’ammissione, una sconfitta davanti a tutti gli italiani che guardano inermi il proprio Stato ridotto a chinare il capo di fronte a una banale domanda. Basta dunque alzare un muro e la verità sarà per sempre nascosta. Ovviamente non mi auguro che sia così, ma la percezione che stia accadendo questo è forte. Tra l’altro, tra il procuratore Giuseppe Pignatone e l’aggiunto Capaldo (ex titolare dell’inchiesta), c’è stata una spaccatura sulla decisione di archiviare. Due magistrati italiani che si sono confrontati duramente, e questo, nonostante tutto, è un bene, e mettiamo da parte le critiche sull’opportunità o meno di chiudere l’inchiesta.
Torniamo alla domanda: lo Stato Vaticano, ancora oggi, non permette alla giustizia italiana di indagare?
Due papi nel tempo hanno fornito due elementi evidentemente determinanti sulla vicenda: Wojtyla, disse alla famiglia Orlandi che si trattava di una questione internazionale, e Bergoglio, “tua sorella è volata in cielo” riferì a Pietro confermandone così la morte.
Perché Wojtyla disse che si trattava di terrorismo internazionale? Come faceva a saperlo? E Bergoglio come fa a sapere che Emanuela è morta?
E qui è importante ricordare ancora una volta che Emanuela è una cittadina vaticana ma il Vaticano cosa ha fatto per scoprire la verità? Cosa sta facendo…? Questo è un altro punto cruciale.
