BORIS NEMTSOV, leader dell’opposizione russa a Vladimir Putin era già stato vicepremier sotto Boris Eltsin. È stato ucciso venerdì notte all’età di 55 anni, da ignoti sicari a pochi passi dalla piazza Rossa.

Negli anni della Perestroika di Mikhail Gorbaciov si propone come candidato indipendente per le elezioni del Soviet dei Deputati del Popolo come indipendente, ma la sua candidatura viene ostacolata dalla commissione elettorale. Nel 1997, Nemtsov viene nominato primo vicepremier della Russia, con uno specifico compito: ristabilire il settore energetico. Nonostante possa contare su un buon appoggio da parte della popolazione, visto da molti come possibile candidato presidente nel 2000, subisce un duro colpo politico con la crisi economica russa che nel 1998 travolge il rublo, provocando un collasso.
Boris Nemtsov si vede così costretto a rassegnare le dimissioni dalla carica di vicepremier e dal team economico di Ciubais.
Da qui, come si suol dire, il resto è storia: la strenua opposizione all’attuale leader/ex agente segreto VLADIMIR PUTIN, specie sulle questioni più calde della politica estera russa, quali i conflitti su Kiev e le minacce Europee.
Recentemente Nemtsov aveva annunciato il timore di poter restare ucciso in un agguato ordito da Putin a causa di alcune “pesanti prove in merito ad alcune ingerenze riguardo ciò che sta accadendo a Kiev” ed è stato, pochi giorni dopo, ritrovato morto.
Adesso tutti i capi di stato del mondo si professano indignati per ciò che è accaduto e chiedono a Putin di far chiarezza, mentre dal Cremlino viene diramata la notizia secondo cui “NEMTSOV NON ERA PERICOLOSO” e la promessa di far luce sui fatti della scorsa notte.
Tuttavia, eccettuate una serie di mirabolanti coincidenze degne di un thriller ad hoc, le pagine dei giornali ci consegnano un’amara riflessione: è facile comprendere come Vladimir Putin sia, ad oggi, uno degli uomini più potenti del mondo.

Simone Dei Pieri

Simone Dei Pieri. Classe '93. Si parla di quel che si può, semplicemente.

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Di Simone Dei Pieri

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