
La decisione della Rai di rimuovere Sigfrido Ranucci dalla conduzione e dalla responsabilità autorale di “Report” apre uno dei confronti più duri degli ultimi anni all’interno del servizio pubblico. Il giornalista, attraverso i propri legali, ha contestato formalmente il provvedimento, definendolo «illegittimo, discriminatorio e ingiustificato». Una presa di posizione destinata a trasferire lo scontro dal terreno editoriale a quello giuridico e istituzionale.La rimozione, comunicata venerdì 28 agosto, interrompe dopo nove anni la guida di Ranucci al programma d’inchiesta di Rai 3. L’azienda avrebbe motivato la scelta con l’intenzione di favorire un ricambio e valorizzare nuove professionalità, proponendo al giornalista incarichi alternativi. Una spiegazione che non ha convinto la difesa, secondo la quale le valutazioni espresse dalla Rai non sarebbero accompagnate da fatti e circostanze sufficientemente dettagliati.Nella comunicazione inviata a Viale Mazzini, gli avvocati chiedono di conoscere le ragioni organizzative che avrebbero reso necessario l’immediato avvicendamento. La Rai avrebbe fatto riferimento a pressioni, interferenze, commistioni e percezioni di opacità, ma la difesa vuole sapere in che modo tali elementi sarebbero collegati direttamente alla posizione di Ranucci. Viene inoltre domandato perché non siano state valutate soluzioni meno invasive, capaci di tutelare l’indipendenza della redazione senza allontanare il conduttore.La richiesta riguarda anche l’accesso agli atti: verbali, relazioni, pareri, comunicazioni interne e documenti utilizzati per assumere la decisione. I legali vogliono conoscere il soggetto aziendale che ha adottato il provvedimento, la data, l’eventuale istruttoria svolta e i passaggi attraverso i quali sono stati individuati i possibili incarichi alternativi. Alla Rai sarebbe stato assegnato un termine di sette giorni per fornire la documentazione.Il caso ha immediatamente superato i confini dell’azienda. Le opposizioni parlano di un attacco al giornalismo d’inchiesta e chiedono chiarimenti ai vertici del servizio pubblico. Dalla maggioranza, invece, arrivano valutazioni differenti e richiami alla legittima autonomia editoriale della Rai. Anche all’interno della redazione di “Report” la tensione è elevata: giornalisti e collaboratori rivendicano l’autonomia del programma e temono che il cambio di guida possa incidere sulla sua identità.La vicenda assume un significato che va oltre il futuro professionale di Ranucci. “Report” è da anni uno dei programmi più discussi della televisione italiana: le sue inchieste hanno provocato reazioni politiche, querele, polemiche e interrogazioni parlamentari. Proprio per questo ogni decisione sulla conduzione deve essere accompagnata dalla massima trasparenza, per evitare che una scelta editoriale venga percepita come una forma di condizionamento.Spetterà ora alla Rai rispondere nel merito e chiarire quali elementi abbiano determinato l’avvicendamento. In assenza di una soluzione, il confronto potrebbe proseguire davanti al giudice del lavoro, con la richiesta di reintegro e risarcimento. La questione decisiva resta una: stabilire se la rimozione sia stata una legittima riorganizzazione aziendale oppure un provvedimento privo di motivazioni adeguate. Una risposta necessaria non soltanto per Ranucci, ma per la credibilità stessa del servizio pubblico.