di Elena Sparacino

Quarto e ultimo appuntamento, questa sera al cinema Multiastra di Padova (quartiere Arcella, ore 21) per la rassegna in quattro puntate “OBLÒ: Sguardi sulla realtà tra cinema e fumetti”. Si tratta del primo evento che coniuga docu-film e graphic-novel, progetto di Terra di Tutti Film Festival, un’iniziativa che raccoglie documentari e cinema sociale del sud del mondo. Promosso dall’Associazione Ya Basta – Padova e GVC (Gruppo di Volontariato Civile, organizzazione non governativa laica e indipendente nata a Bologna nel 1971), il percorso – che si conclude oggi con il suo ultimo capitolo – ha proposto quattro serate con l’obiettivo “entrare nelle contraddizioni contemporanee avendo come bussola il desiderio di comprendere la realtà per cambiarla”.

BeccoGialloSi parla di confini, conflitti contemporanei e corpi, di tematiche che ci si auspica non si spengano mai. Proprio per questa ragione, Ya Basta propone ingresso libero (in realtà sotto obolo di 3 euro: il posto in sala è assicurato solo mediante l’acquisto di una spillina a tema dell’evento). Un simpatico ricordo della propria partecipazione, se l’incontro ha colpito nel segno. Eventualità che, a dispetto delle personali inclinazioni, è inevitabile: in sala vengono invitati di volta in volta reporter, ricercatori, scrittori, attivisti, documentaristi, sociologi e studiosi, medici, molti dei quali persone “ponte” con realtà apparentemente lontane da noi e solitamente non raggiungibili se non attraverso la trasmissione mediatica. In quest’ottica, Oblò fornisce la percezione di un’occasione unica: per sapere, e capire! Altro carattere di unicità, la forma con cui realtà si intreccia in maniera inedita con la narrazione attraverso il linguaggio del fumetto: nella fattispecie, il media partner di Oblò Edizioni BeccoGiallo mira nella sua opera a riprendere il nome e lo spirito di quella che è stata la più importante rivista satirica italiana degli anni Venti e Trenta, fondata nel 1924 da Alberto Giannini, costretto nel 1926 dal regime fascista a chiuderla ed emigrare in Francia. Fondata nel 2005 a Padova, la casa editrice ha in questa decade affrontato con sensibilità e ironia molte delle pagine più buie della nostra storia, impegnandosi nella divulgazione di fumetti di impegno sociale: il sequestro Moro, il massacro del Circeo, il terremoto del Friuli, dossier Genova G8, Peppino Impastato, ILVA, la strage di Piazza Fontana e molte altre ancora.

La rassegna ha tagliato il nastro lunedì 9 febbraio trattando l’attualità dei
”CONFLITTI CONTEMPORANEI”
perpetrati da quei poteri che “hanno scelto il terreno della guerra per affermare il proprio ruolo nello spazio del mercato finanziario globale”. Ospite popolare: Zerocalcare, giovane fumettista romano noto per i suoi volumi semplici ma ad alto tasso di riflessione, per le sue strisce per la rivista Internazionale e – più di recente – per un progetto che l’ha visto spingersi e guardare la guerra dalla privilegiata (?) posizione dei più estremi confini della Turchia. Lui le bombe le vedeva darton1923-77098a pochi metri più fuori; mentre invece dentro Kobane (da qui il titolo del suo omonimo documentario) stava il fotoreporter freelance Ivan Grozny. Due condizioni che riassumono alla perfezione lo statement dell’intero evento, volto alla dialettica dei punti vista sui temi sociali più caldi del periodo storico e sociale in cui siamo inseriti.

arton1924-fd08dEcco perché, a seguire, “CONFINI PROIBITI” ha affrontato il problema delle frontiere come luogo di transito libero di merci e capitali che produce immensi guadagni illeciti e leciti, incluso il topic di cittadinanza ed emigrazione (attraverso anche la presentazione di Destinazione FreeTown di Marta Gerardi, Edizioni BeccoGiallo, euro 15, testimonianza di prima mano sulla triste storia dell’emigrante africano Khalid), mentre il lunedì successivo “QUESTA TERRA E’ LA MIA TERRA”
ha fatto due conti sull’Expo incipiente: a Lima il summit ONU sul clima si è concluso con un nulla di fatto in tutela di ambiente, territori e diritti sociali, e la discussione verteva su un discorso che ci si auspica essere sempre in atto: è possibile costruire un’alternativa di sistema di fronte alla catastrofe del cambiamento climatico?

Stasera Oblò sarà una finestra sui
”CORPI DIFFERENTI”, riflettendo su tutti i tipi di forma che ne definiscono l’essere, sia di genere che di opinione. 
Se ne parlerà con la sceneggiatrice Alessia Di Giovanni
(ha collaborato con, tra altri, SkyCinema, R101, Mediaset, Comedy Central, Mondadori, Ilfattoquotidiano.it e con nomi d’autore come Manuel De Sica), che dagli anni Novanta ha co-fondato lo Studio CreativeComics che l’ha portata a occuparsi di cinema e fumetti. In quest’occasione presenterà il suo ultimo lavoro: Piena di niente – Quattro buoni motivi per non avere un figlio (Edizioni BeccoGiallo, euro 15), racconto di quattro storie di aborto in Italia, che tratta in modo tagliente un tema ancora caldo e attuale nel nostro Paese. Saranno poi presenti la psicologa Carlotta Romagnoli, Presidente della Cooperativa Sociale Iside (impegnata nella promozione di azioni di contrasto alla violenza di genere), Porpora Marcasciano, Presidente del MIT (“Movimento identità transessuale” attivo a livello nazionale ed europeo fondato nel 1982, che difende e sostiene i diritti delle persone transessuali, travestiti, transgender e genderqueer), l’avvocato di Diritti Civili Aurora D’agostino e la fotografa/regista Carlotta Piccinini. Coordinatori della serata, in occasione dell’incontro di commiato, saranno Stefania Piccinelli (che lavora all’interno del GVC seguendo progetti di cooperazione internazionale e educazione allo sviluppo) e Jonathan Ferramola in rappresentanza del Terra di Tutti i Film Festival.

Nel corso dell’incontro verranno proiettati tre documentari. Nel primo – When I was a boy, I was a girl 
(Ivana Todorovic | Serbia | 2013 | 30’) – l’affermata documentarista internazionale Ivana Todorovic ha voluto portare alla luce la storia dell’attivista serba Goca, un travestito di Belgrado (“capitale di un paese in cui è vietato organizzare o partecipare a un gay pride”) che decide di celebrare il giorno del suo trentanovesimo compleanno facendo coming-out su un palcoscenico per presentare la sua vita. Chi vuoi che sia (Davide Vigore e Riccardo Cannella | Italia | 2013 | 30’) ci riporta invece in uno dei più noti quartieri di Palermo, per ascoltare il racconto di un essere umano che “non si definisce, che si definisce un essere astratto”. Infine, Eco de femmes 
(Carlotta Piccinini | Tunisia, Marocco, Italia | 2014 | 30’) è un documentario corale, realizzato dell’animo dell’omonimo progetto portato avanti proprio da GVC grazie ai finanziamenti dell’Unione Europea e della Regione Emilia-Romagna, che racconta le esperienze e i desideri di vita e professionali di sei donne che vivono e lavorano in differenti zone rurali tra il Marocco e la Tunisia: Zina, Cherifa, Halima, Fatima e Amina.

Unico peccato, la platea apparentemente uniforme dell’evento divulgativo. L’aria che si respira si presenta, salvo alcuni casi, abbastanza univoca; in alcuni frangenti, il tono critico si trasforma in invettiva, chiudendo spazio a considerazioni a 360°. Quanto sarebbe bello trasformare questo genere di incontri in offerte alla portata di tutti, agorà per colmare le lacune reciproche tramite la condivisione di punti di vista? In aggiunta, purtroppo la discussione pare a tratti sbilanciata, quando – per una questione di tempi – consente a fatica l’approfondimento di alcune sfaccettature particolarmente interessanti; pare a volte mancare il tempo oggettivo per un confronto in sala sui documentari, l’attenzione esclusiva alle tavole, l’interazione tra pubblico e relatori, specie dal momento in cui una tavola rotonda condivisa sarebbe forse l’opportunità più grossa che questa rara forma di incontro personale con tanto forti testimonianze di prima mano può destinare. Un problema logistico comunque marginale, che sarebbe tranquillamente ovviabile diluendo gli incontri in più episodi per non creare un’overdose di materiale.

L’organizzazione, del resto, denota grande documentazione e attività di ricerca nella proposta tanto dei temi quanto di fonti e ospiti, oltre che una grande preparazione tecnica e storica da parte di tutti i partecipanti. Quanto viene offerto è un favore di informazione, non un servizio di esortazione: da non prendere con la cecità di una verità dogmatica, Oblò sembra piuttosto voler comunicare storie, dare altri punti di vista, avvicinare altre realtà del mondo (o di vicino casa nostra) che sentiamo lontane rispetto al nostro quotidiano. E lo fa con parole di Paesi lontani, con volti, con storie vere, in un impatto tanto forte quanto toccante di volta in volta, fornendo strumenti per comprendere meglio la realtà che circonda. Strumenti solidi, di quelli che non vengono scordati al mattino successivo. Per fare un esempio: La guerra contro las mujeres, duro ma meritevole documentario hecho en España di Hernàn Zini sulle donne violate (fisicamente e psicologicamente) in modi diversi in varie epoche e parti del globo, è stato proiettato durante il primo incontro, ma ancora a distanza di tempo viene a bussare offrendo robusti spunti di ragionamento.

photoLa rassegna si svolge presso la Multisala Astra Via T. Aspetti 21 a Padova. 
Inizia ogni volte alle ore 21.00, anche se – per via dell’ingresso agevolato – si consiglia arrivare con un congruo anticipo se si vuole essere sicuri di assicurarsi una poltroncina della sala arcobaleno.
Tutti i film stranieri sono sottotitolati in italiano, e in un banchetto allestito all’ingresso sono a disposizione i libri degli autori, spille e tavole esclusive dedicate al tema della serata. Per ulteriori informazioni basta contattare l’organizzazione alla mail rassegnaoblo@gmail.com e al numero 0498751003, oppure consultare i siti web www.yabasta.it, www.beccogiallo.it, www.terradituttifilmfestival.org.

Elena Sparacino

Ci fu un tempo in cui voleva fare la giornalista; poi ha capito che quello che in realtà voleva fare era scrivere, che è una cosa diversa. Laureata in Comunicazione, ama amare le cose: soprattutto, ama il teatro su e giù dal palco, ama l’enogastronomia, ama l’arte, ama viaggiare, ama conoscere, e ama farsi contraddire scoprendo e condividendo nuovi punti di vista. «O' capisti? Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del Paradiso quando eri picciriddu»: per Vento Nuovo si occupa di cinema e spettacolo, con inevitabili incursioni digitali e gastronomiche.

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterLinkedInGoogle Plus

Di Elena Sparacino

Ci fu un tempo in cui voleva fare la giornalista; poi ha capito che quello che in realtà voleva fare era scrivere, che è una cosa diversa. Laureata in Comunicazione, ama amare le cose: soprattutto, ama il teatro su e giù dal palco, ama l’enogastronomia, ama l’arte, ama viaggiare, ama conoscere, e ama farsi contraddire scoprendo e condividendo nuovi punti di vista. «O' capisti? Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del Paradiso quando eri picciriddu»: per Vento Nuovo si occupa di cinema e spettacolo, con inevitabili incursioni digitali e gastronomiche.