Ore di combattimenti, esplosioni e paura hanno scosso Niamey, capitale del Niger, dove reparti militari ammutinati hanno attaccato alcuni dei principali centri strategici del Paese. Nel mirino sono finiti la base militare situata presso l’aeroporto internazionale, l’area della presidenza e le infrastrutture della radio e della televisione di Stato. Dopo una lunga notte di scontri, la guardia presidenziale avrebbe riconquistato la base con l’assistenza delle forze russe presenti nel Paese.Le prime informazioni sono state frammentarie e spesso contraddittorie. Fonti diplomatiche hanno riferito di diverse vittime tra gli insorti, mentre alcuni militari sarebbero stati arrestati. Le autorità hanno annunciato di avere ripreso il controllo di una parte delle installazioni occupate, ma la situazione nella capitale è rimasta tesa e caratterizzata da un forte dispiegamento di uomini e mezzi.L’attacco non sarebbe stato condotto da un’organizzazione jihadista, ma da soldati ribelli provenienti anche da zone duramente colpite dalle incursioni dei gruppi armati. Il loro malcontento sarebbe legato al peggioramento della sicurezza e alle perdite subite dall’esercito nelle regioni di confine. La protesta si sarebbe trasformata in un tentativo organizzato di colpire il vertice della giunta guidata dal generale Abdourahamane Tiani.Il Niger vive sotto un regime militare dal colpo di Stato del luglio 2023, quando il presidente Mohamed Bazoum venne deposto. I nuovi governanti giustificarono l’intervento sostenendo che le autorità civili non fossero più in grado di contrastare l’espansione delle formazioni jihadiste. A tre anni di distanza, tuttavia, gli attacchi continuano e il malcontento sembra essersi esteso anche a settori delle forze armate.

Negli ultimi anni Niamey ha interrotto gran parte della cooperazione militare con Francia e Stati Uniti, avvicinandosi alla Russia e agli altri governi militari della regione, in particolare Mali e Burkina Faso. Nella base interessata dagli scontri sono presenti uomini riconducibili all’Africa Corps russo, struttura che ha raccolto parte dell’eredità operativa del gruppo Wagner. Sarebbero state proprio queste unità ad affiancare la guardia presidenziale durante la riconquista.La presenza russa non rappresenta soltanto un elemento militare. Mosca sta ampliando la propria influenza politica ed economica nel Sahel, una regione strategica per le risorse naturali, per le rotte migratorie e per gli equilibri di sicurezza. Il Niger possiede importanti riserve di uranio e petrolio e ha recentemente rafforzato il controllo statale su attività precedentemente collegate a interessi francesi.

La riconquista della base non chiude quindi la crisi. L’ammutinamento ha mostrato l’esistenza di profonde divisioni interne all’apparato militare e potrebbe costringere la giunta a sottrarre uomini e risorse alla lotta contro i gruppi jihadisti. Il rischio è che lo scontro interno produca un ulteriore vuoto di sicurezza, con conseguenze per tutta l’Africa occidentale.La stabilità del Niger è essenziale per un’area già attraversata da golpe, terrorismo, povertà e rivalità internazionali. Il regime può avere respinto l’assalto, ma l’attacco al cuore della capitale dimostra che il potere della giunta non è inattaccabile. La battaglia per la base di Niamey potrebbe essere soltanto il primo segnale visibile di una crisi ben più profonda.

Michel Emi Maritato

Giornalista, esperto in questioni Medio Orientali, corrispondente Gerolosomitano, psicologia giuridica e criminalità organizzata.

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Di Michel Emi Maritato

Giornalista, esperto in questioni Medio Orientali, corrispondente Gerolosomitano, psicologia giuridica e criminalità organizzata.