di Francesca Papagni

Ti ho aspettato in un campo innevato:
tra le mani un grazioso fiore vermiglio,
che tu non hai mai raccolto.

Ti ho aspettato inerme al suolo:
sul volto la fredda rugiada notturna,
che lieve si posa sugli aceri sanguigni.

Ti ho aspettato inquieta al tramonto:
negli occhi lacrime purpuree di luce calante,
che fievole si nasconde dietro ai monti.

Ti ho aspettato illusa una vita:
nel cuore il torpore della vana attesa
che dolente affligge e muore nelle stanche membra.

Francesca Papagni

Sono Francesca Papagni, studentessa di Lettere, e scrivo di arte, musica, letteratura, teatro, non a caso le mie più grandi passioni. Sono alla continua ricerca di una personale «folle condizione ideale» per evadere da quell'immobilismo ristretto che pervade talvolta la realtà. La mia vita è un filosofico mix tra un film alleniano e un quadro escheriano: frenetica, sottosopra e in bianco e nero. Sensibile e riflessiva, a volte prolissa ed enigmatica, ironica e sarcastica al punto giusto, sogno di poter lavorare un giorno nell'immenso mondo dell'"Ars Litterae", adattandomi a qualsiasi sfaccettatura professionale ad essa correlata, per condividere con gli altri quel senso di «curiositas» che muove il mondo.

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Sono Francesca Papagni, studentessa di Lettere, e scrivo di arte, musica, letteratura, teatro, non a caso le mie più grandi passioni. Sono alla continua ricerca di una personale «folle condizione ideale» per evadere da quell'immobilismo ristretto che pervade talvolta la realtà. La mia vita è un filosofico mix tra un film alleniano e un quadro escheriano: frenetica, sottosopra e in bianco e nero. Sensibile e riflessiva, a volte prolissa ed enigmatica, ironica e sarcastica al punto giusto, sogno di poter lavorare un giorno nell'immenso mondo dell'"Ars Litterae", adattandomi a qualsiasi sfaccettatura professionale ad essa correlata, per condividere con gli altri quel senso di «curiositas» che muove il mondo.