È sorprendente per un romano o per un milanese che sia doc o trapiantato e comunque in genere per un cittadino del Belpaese scoprire che a Tirana quando si va al ristorante o ci si siede in un bistrot la prima domanda del cameriere non consiste nel consueto “desidera ?” piuttosto nel “vuoi password per Wi-Fi ?”. Ed è su questo quesito che si incomincia a fare i primi confronti. Spiegano infatti i più giovani, peraltro la maggioranza dei cittadini albanesi non ha più di 35 anni, che “dopo tanto isolazionismo, vessazioni, povertà e divieti avere il Wi-Fi ovunque, accessibile a tutti è un traguardo irrinunciabile. Un segno di grande civiltà”. Argomento e affermazione altamente condivisibile soprattutto per chi arriva dall’Italia un paese dove il numero dei telefonini doppia ampiamente quello dei residenti adulti e dove gli abbonamenti degli smartphone a internet ce li hanno pure i ragazzini di 8 anni. Quando poi si scende nel dettaglio delle due grandi città di Roma e Milano ci si rende conto del gap enorme tra offerta e rete pubblica. A Roma e hinterland qualche anno fa l’allora presidente della Provincia, Nicola Zingaretti aveva promesso che i cittadini avrebbero usufruito della rete Wi-Fi in ogni dove. Purtroppo questa promessa è stata disillusa il risultato invece, è così deludente che anche nelle zone con Wi-Fi free spesso e volentieri il campo di connessione cade e ci sperde nei meandri dei collegamenti personali e a pagamento. A Milano invece potrebbe essere l’Expo foriero del nuovo servizio di navigazione gratuito. Contando che a oggi ne Moratti prima, né Pisapia adesso si son preoccupati di adeguare il territorio agli standard europei. Già, eppure diversamente hanno pensato Sali Berisha prima e Edi Rama poi. Ex premier e premier in carica nel Paese delle aquile. Ma il Paese delle aquile entrerà nella Ue solo nel 2024 mentre, per quanto riguarda i servizi internet, ci sono a pieno titolo. Un bell’esempio da emulare. Vale a dire: italiani cerchiamo di sfatare i stantii e stucchevoli luoghi comuni sulla nostra supercultura.

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