«Quando poggio la mia mano sul corpo di un’altra donna, tutto il rimpianto della tua carne mi sale alle labbra. E quando qualcuna si appoggia alla mia spalla, l’ucciderei senza concederle un sorriso per punirla di avere tentato d’imitare una tenerezza che non appartiene ad altri che a te».

Albert Camus, “Caligola”

Non avevo aspettative sul mio nuovo stato di psicopatica scadente. Non ne avevo in mente neppure una. Potevo andar bene così per qualche giorno.
«Credo che sarà bello anche dopo, quando non avrò sufficiente tempo da dedicarti e mi sentirò vuoto per questo ma…
Andrà bene anche allora. Di questo sono certo».
Io invece non ero affatto sicura di quello che mi stava dicendo. Credevo soltanto che mi sarebbe piaciuto tantissimo non incontrarlo più. Sarebbe successo per un qualunque infondato motivo. Quel che conta è che non avrei saputo più chi fosse. Questo sarebbe stato perfetto.
«Quel giorno mi aiuterai a lasciarti andare via, vero?»
«Posso provarci, sì…»
E un monito nei suoi occhi lasciava intendere il contrario. Ma forse sono io che lo immaginavo diverso questo addio.
«Sai una cosa, Dav? Noi non siamo tra quelli che si preoccupano della buona riuscita sociale di un evento, non ce n’è mai importato nulla, abbiamo sempre lasciato che le cose belle confluissero a valle da sole, è così da anni. Per questo sono sicura di essere la stessa fredda cinica disinteressata a cui non credi mai. Ed è per questo che so che andrà come ho sempre immaginato».
Eravamo due anime tenute lontane da chissà quale assurdo disegno del destino. Non c’era stato mai modo di dirsi la verità, eravamo pieni di bugie fino all’orlo e galleggiavamo consapevoli di non aver fatto nulla per evitare di dividerci. Assistevamo agli eventi del mondo incuranti del fatto che prima o poi saremmo stati su due lati opposti della strada a guardarci vivere.

«A che servono le cose belle, Em? Serve a qualcosa crearne delle nuove? Quanto avrebbero ancora davanti? Cinque, dieci anni? E poi? Guardati attorno, non c’è più nulla per cui valga la pena dire la verità. Guardati. A che servirebbe munirsi di belle parole per te adesso? Preferisco lasciarti andare via, preferisco chiudere gli occhi e dimenticarti. Potrei guardarti scivolare nel tuo abito bellissimo e non provare disprezzo per me stesso o per altri. Neanche per te.
Eppure saprei come salvarti. Saprei farlo bene. Ho la mappa della via di fuga da anni. Se solo si potesse… Ti porterei via con me».

Non eravamo bravi attori quando arrivava il momento di separarci per davvero. Questo lo sapevamo bene. Così ci lasciavamo cullare dalla leggerezza di non ritrovarci mai più e questo aiutava a lasciarci andare via. Un soffio e avremmo dimenticato perché eravamo costretti a farlo. Per non soffrire più, ci dicevamo, per non sapere che avremmo potuto fare di meglio se solo avessimo voluto. Oh, non l’avremmo voluto mai. Ma perché dirselo poi? Restava un segreto terribile e malinconico, bellissimo e intollerabile.

«Sta diventando tutto maledettamente facile. Persino privarsi di un dolore. Persino dirti addio. Non mi pesa più».

Questa era la prima e ultima verità che mi avrebbe rivolto andando via. Questo era il motivo per cui ci si poteva innamorare anche allora, quando bastava mettere in ordine le parole giuste per amarsi una volta ancora,
per amarsi una volta soltanto.

Lucy Gemma

Lettrice ossessivo-compulsiva alla ricerca della felicità e degli spazi in cui stipare i miei milioni di libri. Sognatrice incallita e bisbetica musona, vivo circondata da post it, mi commuovo su un accordo di re minore e passo ore a confidarmi col mio pianoforte che grazie al cielo non può rispondere. Sogno di poter vivere scrivendo libri e regalando attimi di inesplorate emozioni al mondo. Autrice di "Per un grammo di gioia" e "Volevo fare la scrittrice ma poi sono guarita".

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Di Lucy Gemma

Lettrice ossessivo-compulsiva alla ricerca della felicità e degli spazi in cui stipare i miei milioni di libri. Sognatrice incallita e bisbetica musona, vivo circondata da post it, mi commuovo su un accordo di re minore e passo ore a confidarmi col mio pianoforte che grazie al cielo non può rispondere. Sogno di poter vivere scrivendo libri e regalando attimi di inesplorate emozioni al mondo. Autrice di "Per un grammo di gioia" e "Volevo fare la scrittrice ma poi sono guarita".