di Fabio Camillacci
Claudio Lotito: da “Duce” acclamato a “Gestore” odiato. La saga sul decennale di Divus Claudius presidente della Lazio continua. Quando il 19 luglio 2004 Lotito si prese il club biancoceleste, qualcuno storse la bocca perché il nuovo presidente aveva dei precedenti penali non proprio rassicuranti: nel 1992 era stato coinvolto in un’inchiesta della magistratura sugli appalti della Regione Lazio ed in seguito arrestato.
Ma, la stragrande maggioranza dei tifosi biancocelesti fece spallucce: la cosa più importante era che qualcuno (chiunque fosse) aveva salvato la Lazio dal fallimento. Meglio Lotito in plancia di comando, che fare la fine di altri prestigiosi club (Fiorentina e Napoli). Però, alla luce dei troppi debiti accumulati dalle precedenti gestioni, non bastava l’arrivo di Lotito per il salvataggio dell’Aquila. Il secondo passo necessario era accordarsi colfisco per “spalmare i buffi”. E su questo aspetto, il pieno appoggio dei tifosi fu determinante nella battaglia con l’Agenzia delle Entrate. Non a caso l’allora premier Silvio Berlusconi dichiarò: “L’accordo col fisco che ha permesso di salvare la Lazio? C’erano timori per l’ordine pubblico”.
L’accordo con l’Agenzia delle Entrate. Lotito, dal canto suo, nega e precisa di non aver mai chiesto il sostegno dei tifosi per il braccio di ferro col fisco; smentita ovvia, superflua e necessaria dopo le parole del Cavaliere. L’appoggio degli ultras ci fu e Lotito soffiò sul fuoco della protesta per forzare la mano con lo Stato. Al di là di questo, il neopresidente laziale fu abile nel trovare un’intesa con l’Agenzia delle Entrate grazie ad un cavillo, un codicillo tipicamente italiano: l’applicazione di una legge poi decaduta. In questo modo, la restituzione dei circa 150 milioni di euro che la Lazio doveva all’erario causa Irpef pregressa non versata, venne spalmata in 23 anni di rate. Quota annua di oltre 6 milioni di euro. Dunque, niente di sorprendente; una storia tutta italiana. Italia: il paese dei condoni, degli indulti, delle amnistie, delle grazie. Bravo Lotito ad approfittarne. E oggi il patron della Lazio può dichiarare: “Quando sono arrivato io, il club aveva 84 milioni di ricavi, 86,5 di perdite e debiti per 550 milioni. Personalmente ho investito 75 milioni”. Anche se dalla lettura dei bilanci risultano cifre diverse circa l’investimento lotitiano: poco più di 29 milioni di euro.
Lotito iconoclasta. Una volta fatto fronte ai problemi economico-finanziari, Claudio Lotito iniziò a ignorare la cosiddetta “lazialità” estromettendo dalla società: le “bandiere” e altri personaggi che avevano fatto la storia del club. Poi colpì duramente le abitudini degli ultras, degli “Irriducibili” (principale gruppo curvarolo) e dell’intera Curva Nord. Li colpì nei loro interessi tagliando alcune abitudini: biglietti omaggio e contributi societari per realizzare le coreografie da stadio in occasione dei derby e dei big-match. Iniziò così la guerra Lotito-tifosi; guerra che oggi è al parossismo. Le goffe e reiterate citazioni latine del presidente davanti a microfoni e telecamere; le battute alla Alberto Sordi condite da “latinorum”, facevano e fanno ancora ridere tutti. Tutti tranne i tifosi laziali che ormai considerano Lotito una vera e propria macchietta, un cabarettista. Successivamente, verrà rinfacciato al presidente anche l’acquisto della Salernitana: club di Lega Pro.
Da “Duce” a “Gestore”. Dal coro “duce, duce” (grido andato in scena a favore di Lotito anche in una famosa trasferta della Lazio a Bologna), si passa presto agli insulti, alle minacce, fino alla grande contestazione generale. Una contestazione che a oggi vede coinvolto l’intero popolo biancoceleste. Nel febbraio scorso, in occasione di Lazio-Sassuolo di campionato, 50 mila persone, fomentate dal tam tam radiofonico, si presentano allo stadio per esporre cartelli con la scritta “Libera la Lazio”; da Lotito (FOTO). La contestazione del popolo laziale vive anche un “Capitolo II”: i tifosi decidono di disertare in massa l’Olimpico. Le prospettive che nella stagione 2014-2015 qualcosa cambi sono ridotte al lumicino. La principale spia è rappresentata dalla campagna abbonamenti che procede a rilento, per usare un eufemismo.
I successi di Lotito passano in secondo piano. Pur non essendo uno stinco di santo (tra poco capiremo perché; arresto del ’92 a parte), Lotito ha comunque molti meriti. Durante i suoi primi 10 anni da presidente della Lazio si appunta al petto parecchie medaglie, pur tra mille difficoltà. Dal salvataggio economico alla doppietta Coppa Italia-Supercoppa nel 2009, fino alla storica Coppa Italia vinta un anno fa contro i cugini della Roma. E ancora: una qualificazione ai gironi di Champions League centrata e altre due sfiorate (4° posto nel 2011 e nel 2012). Poi tante plusvalenze di mercato: su tutte quella di Kolarov, giocatore acquistato per 700 mila euro e rivenduto al Manchester City per 21 milioni. Altra nota di merito: la ristrutturazione del settore giovanile grazie alla collaborazione e alle intuizioni del direttore sportivo Igli Tare (contestatissimo anche lui dai laziali). Arrivano uno scudetto e una Coppa Italia Primavera. Tanti “gioiellini” sbarcano in prima squadra: in primis, Keita, talento senegalese naturalizzato spagnolo e di scuola Barcellona. Lotito ama ripetere: “Negli ultimi 5 anni la Lazio ha vinto più trofei di Napoli, Fiorentina, Roma e tante altre squadre. Inoltre, oggi la Lazio ha una catena di negozi, una tv, una radio e una rivista ufficiali”.
Le “ombre” del cammino di Lotito da presidente della Lazio. Meriti, critiche, contestazioni e anche “ombre” per un personaggio ormai entrato di diritto nella storia del club biancoceleste. Al vertice di questa piramide di “ombre”, c’è la macchia del coinvolgimento in Calciopoli (vicenda per lui finita con una prescrizione) seguita da tanti conflitti, alcuni dei quali poi sconfinati in campo giudiziario. Riassumiamo la vicenda Lotito-Calciopoli.
Fonte: WikiPedia. Sul finire della stagione 2005-2006 il presidente della Lazio viene coinvolto nello scandalo per illeciti commessi nel campionato precedente, cioè il primo della sua gestione. Il 14 luglio 2006 viene condannato dalla Commissione d’Appello Federale a inibizione per 3 anni e 6 mesi e al pagamento di un’ammenda di 10.000 euro; mentre la Lazio è condannata alla retrocessione all’ultimo posto del campionato 2005-2006, alla penalizzazione di 7 punti da scontare nel successivo campionato di serie B e ad un’ammenda di 40.000 euro. Dopo l’ammorbidimento in Appello delle sentenze di primo grado, si arriva tra mille ricorsi al 27 ottobre 2006, quando la Camera di Conciliazione ed Arbitrato del Coni comunica le sentenze definitive, condannando Lotito a 4 mesi di inibizione (pena ulteriormente ridotta rispetto alla sentenza d’appello della Corte Federale che lo aveva condannato a 2 anni e 6 mesi). Per la Lazio invece, confermata la sentenza d’appello che aveva già revocato la retrocessione della squadra all’ultimo posto nel campionato 2005-2006; mentre i punti di penalizzazione da scontare nel torneo 2006-2007, passano dagli 11 previsti dalla Corte Federale a 3.
Le altre vicissitudini giudiziarie di Divus Claudius Atto II. Il 3 marzo 2009 Claudio Lotito è condannato in 1º grado a due anni di reclusione per aggiotaggio e ostacolo all’attività degli organi di vigilanza sui titoli azionari della Lazio. L’8 novembre 2011, nell’ambito del processo penale di Calciopoli, viene condannato in primo grado dal Tribunale di Napoli a 1 anno e 3 mesi (+ 25 mila euro di multa). Nel marzo del 2012 la condanna passa a 18 mesi di reclusione e a 40 mila euro di multa. Nel gennaio 2014 il reato di aggiotaggio è prescritto, mentre per Lotito e Roberto Mezzaroma, la pena per l’omessa alienazione di partecipazioni dovrà essere rideterminata dalla Corte di Appello di Milano (per decisione della Quinta Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione)
Lotito contro tutti. Lotito contro i tifosi della Lazio: “Devono mettersi l’anima in pace, la Lazio è mia e la lascerò a mio figlio”. Lotito contro le big della Serie A: è di questi giorni l’attacco a Juventus, Inter e Roma sul fair play finanziario; il presidente biancoceleste in un’intervista al Guerin Sportivo dichiara: “Juve, Inter e Roma alterano gli equilibri perchè questi 3 club italiani stanno tutti in rosso e i loro bilanci vengono salvati solo da aumenti di capitale privati. La Lazio invece quest’anno chiude con 10 milioni di utile, una delle sole 3-4 squadre di A capace di chiudere il bilancio in attivo. L’unico nostro indebitamento è rappresentato solo dai 60 milioni circa rimanenti da pagare al fisco”. Lotito contro i procuratori, i manager dei giocatori che lui ribattezza, “magnager”. Lotito contro dirigenti e imprenditori, che il patron laziale definisce “prenditori”. Lotito contro i calciatori: presunto mobbing ai danni di Goran Pandev e di altri giocatori; con successive vertenze. Lotito contro gli allenatori: vertenze con Reja e Petkovic, oltre a tanti esoneri.
Lotito contro il “Sistema” e contro il “Palazzo”. Il presidente della Lazio da tempo ha in mente di scalare i vertici di Lega Calcio e Figc. Ora, sta mettendo in atto il suo piano con metodi da vecchio “burattinaio”. E’ Claudio Lotito infatti il primo grande sponsor di Carlo Tavecchio, unico vero forte candidato alla presidenza della Federcalcio dopo le dimissioni di Giancarlo Abete. Proprio quel Tavecchio recentemente finito nella polvere per l’infelice battuta “razzista” sulle banane. Nel frattempo, per cercare di tornare nelle grazie dei tifosi laziali Lotito proclama: “Dopo aver provveduto al processo di risanamento del club sto preparando la fase di rilancio e gli acquisti di validi calciatori come Basta (nazionale serbo ex Udinese), Parolo (nazionale azzurro ex Parma), De Vrij (nazionale olandese ex Feyenoord) e Djordjevic (nazionale serbo ex Nantes) lo confermano”. La chiosa di questo articolo ci arriva in diretta dalle agenzie di stampa che riportano le parole rilasciate a Sky da Renzo Ulivieri, presidente dell’Assoallenatori: “Lotito? Il suo pensiero è conosciuto, la Federazione è un palazzo con più porte e con più finestre e lui pensa che ci sia una porta sola e la chiave spetti solo a lui”. Dittatore, imperatore, accentratore, vanesio, megalomane, divo, si: Divus Claudius.