Ciao Mario, questo libro si legge in modo particolare. Non è una lettura da affrontare tutta d’un fiato, ma qualcosa che si deposita, pagina dopo pagina. E forse è proprio questo il suo ritmo naturale. “Il tempo sospeso” non cerca di piacere subito. Ti porta dentro un’atmosfera, più che dentro una storia. A un certo punto lo dici chiaramente: il sintetizzatore è solo uno strumento. Ciò che conta è il sistema di relazioni che si costruisce attorno a esso. Quello che funziona davvero è il modo in cui riesci a trasformare elementi apparentemente semplici in qualcosa di più ampio. La notte diventa uno spazio mentale. La città non è più un luogo, ma una sensazione. La tecnologia non è oggetto, ma presenza. Ci sono momenti in cui sembra quasi di vedere le immagini mentre si legge. Un po’ come succede con certi passaggi di Ballard, anche se qui il tono è più controllato. Il libro non è mai decorativo. Non cerca di essere bello a tutti i costi. A volte le frasi sono asciutte, altre volte si aprono. Questa asimmetria rende tutto più umano. Alla fine resta una sensazione precisa: quella di aver attraversato qualcosa.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.