Quando una donna prova a conciliare lavoro e famiglia, ha sempre qualcosa da perdere. Servono spunti ed esempi di donne che, invece, nonostante le difficoltà, riescono a realizzarsi in entrambi i ruoli. Francesca Spinella, orgogliosa madre di due figli, manager per una multinazionale che opera nel campo della genetica medica e docente universitaria, ci racconta i suoi successi ed i suoi travagli interiori lungo il cammino.

Francesca, hai sempre desiderato una carriera nel campo della ricerca scientifica?

Fin da bambina, ho sempre nutrito una profonda curiosità per il mondo naturale e le sue leggi misteriose. Questa passione mi ha portata a intraprendere un percorso di studi in biologia, laureandomi presso l’Università di Catania nel 1985. Tuttavia, già allora sapevo che il cammino verso una carriera nella ricerca scientifica sarebbe stato tutt’altro che semplice. In quegli anni, il settore della ricerca era estremamente competitivo e offriva poche opportunità rispetto al numero di studenti brillanti che ne ambivano l’ingresso.

Ti sei affidata più all’istinto oppure avevi un piano per la tua crescita professionale?

Conscia delle difficoltà, ho deciso di seguire il mio istinto e puntare su percorsi meno battuti. Durante il dottorato di ricerca, ho colto l’opportunità di trasferirmi negli Stati Uniti per lavorare presso la UCLA (University of California, Los Angeles, ndr). Questa scelta si è rivelata cruciale: in California, ho potuto condurre ricerche all’avanguardia e utilizzare tecnologie che in Europa erano ancora in fase embrionale. Quel periodo è stato il trampolino di lancio della mia carriera. L’esperienza maturata negli Stati Uniti mi ha permesso di ottenere una posizione come ricercatrice presso l’Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena” di Roma.

A che punto si è posto il “problema” della famiglia e dei figli?

Il periodo trascorso al Regina Elena è stato uno dei più intensi della mia vita, sia dal punto di vista professionale che personale. Durante quegli anni, ho affrontato la sfida di conciliare il lavoro con la mia vita familiare. Mio marito ed io abbiamo lavorato insieme, allineando le nostre aspirazioni professionali e personali. Il nostro sostegno reciproco ha dimostrato che è possibile perseguire carriere ambiziose senza rinunciare alla famiglia. Diventare madre di due figli, a distanza di soli 18 mesi l’uno dall’altro, ha richiesto una pianificazione meticolosa e una grande dose di energia. Ricordo ancora il momento in cui, per partecipare a un congresso negli Stati Uniti, ho dovuto lasciare il mio primogenito Domenico, di appena 10 mesi, con mia madre. L’abbraccio all’aeroporto al mio ritorno rimane uno dei ricordi più commoventi della mia vita. Lo stesso senso di smarrimento e di incertezza mi ha accompagnato quando ho portato al nido la mia seconda figlia, Elena, a soli 4 mesi. In entrambi i casi, i sensi di colpa e i dubbi erano sempre presenti: stavo davvero facendo la cosa giusta? Nonostante le difficoltà, il mio lavoro all’Istituto Tumori è stato estremamente fruttuoso. Gli studi condotti hanno portato a numerosi congressi internazionali e pubblicazioni scientifiche. Anche con la nascita dei miei figli, non ho mai rallentato il mio impegno professionale. Grazie a un tour the force tra nonni, nidi e asili a tempo prolungato, sono riuscita a mantenere un equilibrio tra lavoro e famiglia.

Oggi ti ritieni soddisfatta?

Oggi, come docente universitaria e manager in un’azienda di analisi genetiche, continuo a vivere con entusiasmo ogni giornata lavorativa. La passione per la scienza e la soddisfazione di aver costruito una famiglia unita sono i risultati di un percorso fatto di sacrifici ma anche di grandi soddisfazioni. Ogni sera, rientrando a casa, porto con me l’orgoglio di un lavoro ben fatto e il desiderio di trasmettere ai miei figli l’importanza di seguire le proprie passioni, anche quando la strada sembra in salita.

Consiglieresti ad una giovane donna un percorso professionale nelle discipline STEM?

Spesso mi viene chiesto a cosa siano serviti tutti questi sacrifici. La mia risposta è semplice: per fare il lavoro che amo e costruire una famiglia. Consiglio vivamente a tutte le giovani donne che desiderano seguire una carriera nelle discipline STEM di non arrendersi. Il motore delle loro azioni deve essere la passione e la determinazione. La mia storia vuole essere un messaggio di speranza per chiunque creda che conciliare carriera e famiglia sia impossibile. Oggi posso dire di aver realizzato i miei sogni, sia professionali che personali, e questa è la mia più grande vittoria.