La Procura di Roma ha richiesto di archiviare anche la nuova indagine sull’omicidio passato tristemente alla storia della cronaca italiana, come il “delitto di via Poma”.
Il procedimento, aperto nel 2022, nel quale sono stati ascoltati più di 20 testimoni, oltre che alla revisione sulle indagini effettuate nel tempo, e ai processi svolti negli anni. Secondo la Procura di Roma, al termine degli ultimi accertamenti, non sono stati rilevati elementi utili e nuovi tali da proseguire le indagini. Il delitto avvenuto a Roma, il 7 agosto 1990, vide l’uccisione di una ragazza di 21 anni, Simonetta Cesaroni. Le indagini e i processi susseguiti negli anni, hanno identificato numerose persone, come possibili assassini della ragazza; dal portiere dello stabile Pietrino Vanacore, al datore di lavoro di Simonetta, Federico Valle, oltre che al fidanzato della vittima, Raniero Busco. Dopo oltre 30 anni, lungometraggi dedicati al caso, libri scritti e l’attenzione pubblica, la famiglia di Simonetta Cesaroni, ad oggi, non è riuscita ad ottenere giustizia. Simonetta, che in quello stabile di Via Poma, oltre ad aver trovato lavoro come segretaria contabile, trovò anche una realtà ben diversa da quella dell’ambito professionale. Molte, sarebbero state le chiamate anonime che la ragazza avrebbe ricevuto in via Poma. Il giorno dell’uccisione di Simonetta, il cui orario sarebbe sempre rimasto incerto, viene scoperto alle 23.30 circa, dopo che la sorella Paola, non vedendo rincasare la sorella, avvia il macchinario delle ricerche. Simonetta, all’interno dell’ufficio in cui lavorava, viene trovata uccisa, da oltre 29 coltellate. Nessuno, portiere compreso, ha visto entrare o uscire nessuno e l’omertà, avvolgerà fino ai nostri giorni, l’ennesimo caso irrisolto di uno dei tanti delitti irrisolti, della cronaca italiana.