Il 30 ottobre 1961 moriva a Roma l’illustre giornalista, politico, economista italiano Luigi Einaudi, all’età di 87 anni, per una broncopolmonite.
Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha inizio la sua lunga carriera giornalistica, collaborando come redattore ne’ “La Stampa” di Torino e ne’ “Il Corriere della Sera” di Milano fino al 1926, per poi passare a dirigere le riviste “La Riforma Sociale” dal 1900 al 1935 e “Storia Economica” dal 1936 al 1943.
Autore di numerosi approfondimenti, soprattutto di natura economica, gode di emeriti riconoscimenti, tra i quali, Socio e Vice-Presidente dell’Accademia dei Lincei; Socio onorario dell’American Academy of Arts and Sciences di Boston; Socio onorario della Economic History Association di New York e ha trascorso molti anni accanto all’azienda agricola presso Dogliani.
Durante gli anni di Presidenza della prima Repubblica italiana – dal 1948 al 1955 – ha sempre cercato di tramandare opere e lezioni contrassegnate da dignità, rigore, serietà e impegno profuso in ogni azione funzionale al benessere del Paese.
Insegnante di Scienza delle finanze all’Università di Torino e all’Università Bocconi di Milano, senatore del Regno nel 1919, deputato, ministro, governatore della Banca d’Italia, Einaudi ha guidato l’Italia dal Dopoguerra al boom economico, facendosi portavoce di un pensiero liberista e federalista: la sua volontà di elargire la culturale liberale in ogni singolo momento del suo costante impegno politico e sociale si evince da un grande senso di responsabilità e di appartenenza a una comunità nazionale, finalizzato al raggiungimento di una crescita collettiva dell’intero Paese.
Lo statista ha, dunque, trascorso tutta la sua vita in linea con i principi dei classici anglosassoni del pensiero liberista, dedicando l’intero suo operato alla libertà d’iniziativa al servizio dell’Italia, ponendo uno sguardo attento all’unione e alla congiunzione tra la parola e l’azione.