
Non tutti i libri autobiografici nascono per essere letti da tutti. “Johnny il Bello” di Raffaele Terzi ha un destinatario preciso dichiarato fin dalle prime pagine: il figlio Pietro. “La mia vita oggi è tua”, gli scrive l’autore nella dedica iniziale, e quella frase condiziona tutto quello che viene dopo, tenendo il racconto ancorato a qualcosa di concreto invece di lasciarlo scivolare nell’autocompiacimento. È una scelta narrativa più intelligente di quanto sembri. Terzi, imprenditore bolognese fondatore del marchio Cmj, racconta una generazione cresciuta con poca certezza e molta energia da gestire. Il libro non moralizza mai: non dice che le scorciatoie siano sbagliate in astratto, dice solo come sono andate le cose per chi le ha prese e per chi non le ha prese. Lascia al lettore il resto. Questo rispetto per l’intelligenza di chi legge è una delle qualità più genuine del volume. La scrittura è immediata, l’ironia affiora nei momenti giusti senza diventare una posa, e il ritmo tiene anche quando gli episodi si fanno più privati. Per chi ha vissuto quegli anni o riconosce quella stessa inquietudine in sé, “Johnny il Bello” parla una lingua familiare. E lo fa senza chiedere niente in cambio.


