A un certo punto di “Robe da Mazzi” (Abra Books, 2026), Alessandra Mazzi racconta di essere andata a comprare una macchinetta del caffè prima di ricevere a casa un uomo che conosceva appena. Lei non beve caffè. Non lo ama. Non è un suo rito. Eppure la compra, la porta a casa, la sistema. E poi scrive: “preparavo uno spazio per un altro, quando ancora non avevo davvero preparato uno spazio per me”. È il dettaglio più piccolo del libro. Ed è forse il più preciso. Questo è il metodo di Mazzi: non la grande dichiarazione sul dolore, ma il dettaglio concreto che lo contiene tutto. Dodici uomini attraversano le pagine, ciascuno con il suo capitolo, il suo sottotitolo ironico, la sua diagnosi tardiva. Ma il libro non è su di loro. È su ciò che ogni incontro ha rivelato di lei: le aspettative che non ammetteva di avere, le intuizioni che sceglieva di ignorare, il modo in cui sapeva già come sarebbe andata e restava comunque. Un romanzo leggero, come dice il sottotitolo. Ma con qualche livido sotto il rossetto, aggiunge subito dopo. Ed è esattamente così. Uno di quei libri che si leggono sorridendo e si depositano piano.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebookGoogle Plus

Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.