Tornano le “Ottobrate Romane”, le tradizionali giornate autunnali che ospitano gite fuori porta e degustazioni di vino e cibo della cucina romana, tra cui gnocchi e abbacchio.
Questa tradizione affonda le sue radici in un tempo lontano in cui veniva praticato un vero e proprio rito su ispirazione degli antichi Baccanali, cioè delle festività pagane legate al ciclo delle stagioni e alla celebrazione del dio vino.
In virtù delle abitudini e dei rituali romani, ottobre è sempre stato il mese che designa la fine della vendemmia e che inaugura l’inizio di avventure e scoperte nei luoghi circondati dalla natura, in cui poter trascorrere giornate all’insegna del divertimento, del buon vino e del buon cibo. Ad esempio, si è soliti recarsi a visitare vigneti, frutteti, addentrandosi in location suggestive site tra Monteverde e Porta San Pancrazio, fuori Porta San Giovanni e Porta Pia.
Il fulcro delle Ottobrate Romane è Testaccio, in quanto conserva le celebre grotte diventate le catacombe del vino, capaci di preservare l’antico sapore del tradizionale simbolo di queste giornate.
La nascita dell’Ottobrata si riallaccia anche all’usanza di viaggiare da un posto all’altro in una fusione di profumi e odori, che richiama cittadini provenienti dalle diverse parti della capitale, allietati dai canti e dai balli che impreziosiscono queste giornate di festa.
In particolare, questo sabato la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica ospiterà la quindicesima edizione dell’Ottobrata Romana presieduta da Ambrogio Sparagna, musicista dal calibro internazionale, accompagnato dall’Orchestra Popolare Italiana e dal Coro Popolare diretto da Anna Rita Colaianni: un’occasione per promuovere il vasto repertorio tradizionale della canzone popolare romana, attraverso le reinterpretazioni in chiave moderna. Al centro della giornata celebrativa vi sarà l’esibizione della raccolta musicale che canta la transumanza, cioè l’antica pratica della pastorizia – risalente alla preistoria – caratterizzata dallo spostamento delle greggi verso le vie naturali dei tratturi, in base al periodo stagionale.
Le Ottobrate Romane si inseriscono, dunque, nel filone delle tradizioni dell’antica Roma che vede nel rapporto uomo- natura la possibilità di sviluppare la virtù dell’armonia nell’universo, preservando tale evento nella memoria di tante generazioni di anno in anno.